Maddalena era sparita.
Prendendo la corsa lungo il viale nella direzione opposta a quella che avevano i carabinieri col loro prigione, nell'intento di rientrare in città per un'altra parte, Maddalena non sapeva bene ancora che cosa avrebbe potuto fare, che cosa avrebbe fatto in pro del suo amante. Agire, la doveva, la voleva; sentiva una interna agitazione che non la lasciava stare alle mosse. Ma che fare? che fare, ella povera fanciulla della plebe, senz'altre attinenze che coi miserabili perduti nelle più basse regioni della infima classe, nel fango sociale della povertà, dei vizi e del delitto? Avrebbe dato tutta la sua vita, la sua bellezza fin anco, la sua parte di paradiso (se pur osava sperar d'avere possibilità d'entrarci) per arrivare un momento, un solo momento, a possedere forza e potenza, l'autorità del grado, del nome, della ricchezza, la balìa delle cose del mondo. Un'idea spuntò finalmente nel suo cervello affaticato a immaginare spedienti dalla sua volontà incitata dalla passione. Si ricordò che quel Barnaba medesimo, che era stato messo di certo alla caccia del medichino, parlandole di costui appunto, le aveva rivelato come Quercia fosse l'amante della Zoe, cortigiana sfarzosamente elegante, mantenuta d'un Principe, della contessa di Staffarda, nobilissima fra le nobili dame della città. Queste donne dovevano avere quello che a lei mancava, l'influenza; ed esse al pari di lei dovevano desiderare ardentemente di adoperarsi in pro del giovane, poichè lo amavano. Non c'era altro adunque per allora da fare che correre da una di queste, da tuttedue, raccontare il fatto e spingerle subitamente all'opera. A quale doveva ella dare la precedenza? Editò alquanto, e poi si decise per Zoe. Quantunque in altro ambiente, in altro grado, direi quasi, quest'ultima era pure una cortigiana; e Maddalena sentiva quindi con essa maggiori i punti di contatto, e per ciò glie ne pareva più facile l'abbordo e che le sarebbe meno impacciato, quando si trovasse in faccia a lei, il discorso. Da Barnaba essa s'era fatto dire l'indirizzo dell'abitazione dell'una e dell'altra dalle sue rivali: senza perder più tempo, corse dalla Leggera.
Costei, ancora in iscrezio col suo principesco amante, si faceva consolare dell'abbandono di lui dalle galanterie del signor Bancone, il re di denari nel mondo bancario d'allora; galanterie quotate alla borsa del cuore della celebre cortigiana, e presentemente in rialzo. Quando la confidente megera, che le serviva anche da mezzana sotto il pretesto di farle da fante, venne a susurrarle nel padiglione di un'orecchia che una povera popolana, giovane, belloccia, agitata, ansante era colà che chiedeva parlarle di cosa gravissima e che premeva assai, la Zoe non ebbe altro miglior pensiero fuor quello di mandarla ai cento mila diavoli e risparmiarsene il fastidio d'una visita e d'un colloquio che non poteva e non sapeva attribuire a cosa che lei potesse riguardare. Fra la schiera immorale e tuttodì crescente con sempre più audace spudoratezza delle venditrici d'amore, la Leggera teneva un poco invidiabile e pur da molte e da molte invidiato primato; invidiato non che dalle compagne di vergogna cui la bellezza o la fortuna non favorivano di tanto, ma, e questo è doloroso a pensarsi, dalle ragazze di povere famiglie che stentavano la vita e si frustavano la non sorrisa giovinezza ad un povero lavoro, e cui la mancanza d'attrattive, il caso solamente, la sorveglianza de' genitori soltanto, non più un'onestà che era sparita nelle dure prove della miseria, impediva di avere con sì facile infamia vesti di seta ed ebbrezza di vizi. Per ciò all'antica saltatrice di corda e danzatrice sul dorso di cavalli, avveniva sovente quello che suole avvenire ad artisti da teatro di gran fama, a cui, cioè, molti, o spinti dalla vocazione, o dalla molla d'una vita che appare al pubblico piena di soddisfazioni e di gaudii, o dalla mattana, o dall'irrequietezza dell'indole, ricorrono per aver consigli, avviamento ed aiuti per intraprendere quella carriera in cui il consultato è giunto già a sì elevata meta. Dalla Zoe ricorrevano povere fanciulle abbandonate dall'amante, perseguitate dalla tirannia d'un padrigno, od anche d'un padre ubriacone, perseguitate dalla miseria, solleticate dalla smania dei piaceri mondani, dall'infingardaggine e dalla voluttà, per imparare come si doveva fare a vendere utilmente quel poco d'onore che loro ancora rimaneva. La Zoe, o loro rispondeva con disprezzosa ironia, o le respingeva con indegnazione, o si commoveva alle narratele miserie e veniva largamente in soccorso della sventura: imperocchè per un'anomalia, che trovasi frequente in questa fatta di donne, ella, spietatissima a pelare i giovani che le cadevano sotto le unghie, non dandosi il menomo pensiero pur mai de' guai, delle dissensioni o de' danni che recava in oneste famiglie, era poi a volta a volta pietosissima per le sofferenze dei poveri, per quelle strette della miseria traverso le quali ricordava pure esser passata la sua infanzia, e di cui non esente la sua adolescenza.
Quando adunque la cameriera osò violare la soglia del gabinetto in cui la padrona e il banchiere milionario stavano fronte a fronte nell'intimità d'un petit-souper inaffiato del vino spumeggiante di Sciampagna, la Zoe credette che la fanciulla presentatasi a domandare un colloquio con lei fosse una di quelle sventurate, a cui l'urgenza del pericolo o della miseria facesse impaziente di gettar via al più presto quel poco fardelletto di virtù e incaricò la fante della risposta che accennai poc'anzi: ma quando la cameriera medesima tornò a riferire che quella giovane con aria della maggior disperazione insisteva per vedere subito la signora, affermando trattarsi di vita o di morte d'una persona che a lei pure era carissima, la cortigiana non fu mossa da nessuna inquietudine, sibbene da una certa curiosità che le fece sperare nel domandato colloquio, uno spasso, un'occupazione d'un quarto d'ora — tanto di rubato alla fastidiosa compagnia del Giove della banca che l'aveva visitata in Anfitrione.
— Che cosa c'è? domandò appunto questi veggendo i sommessi parlari della cameriera colla padrona.
Zoe guardò la faccia melensamente vanitosa del banchiere ringalluzzito dal vino di Francia, i ciondoli d'oro che oscillavano e tintinnivano sul madornale di lui ventre, e sentì viemmaggiore il desiderio di un diversivo.
— È una povera giovane che dice avermi da parlare di cose di rilievo... La vogliamo far venire?... Chi sa che le sue ciancie non ci divertano!.... La è anche bellina.
Bancone ebbe un sorriso, in cui erano armoniosamente fusi quello d'un Satiro e quello di Sileno.
— Ah ah! la è bella? domandò egli alla fante, facendo saltare i gingilli dell'orologio.
— Signor sì.