Candida che sapeva pur troppo qual unico punto d'attinenza esistesse fra sè e quella donna, indovinò riguardo a che ed a chi le si voleva parlare: e benchè una grande ripugnanza fosse in lei a mettersi a contatto con simile rivale, la curiosità, l'ansia, il pensiero di apprendere qualche importante circostanza, la paura d'uno scandalo fecero ch'essa tal ripugnanza superasse, e la Zoe venne introdotta nella camera da letto della contessa di Staffarda.

Quelle due donne di sì diversa classe, educazione e qualità, che ora si trovavano a fronte per sì strano giuoco di caso, già si conoscevano di veduta, già, senza che paresse, incontratesi parecchie volte per istrada ed a teatro, s'erano esaminate con occhio di rivali, non ostante la immensa distanza che ne separava la condizione, ed avevano recato l'una dell'altra reciproco, dispettoso e sprezzante giudizio della bellezza. S'erano odiate: la Zoe perchè nella nobile dama invidiava quella superiorità sociale contro cui, anche in lei, si ribellava il sangue plebeo; la contessa perchè con vergogna sapeva che la vil cortigiana le disputava l'amante. Si disprezzavano eziandio: e in un contrasto fra loro, Candida aveva da riuscir meno forte e risoluta, perchè non aveva più nemmeno di se medesima la stima, e l'autorità del grado e del nome ch'essa aveva coscienza d'avere macchiato, non bastava a tener luogo di quella della virtù che aveva perduta, contro la sfacciataggine della donna, che del disonore faceva il suo mestiere. Si guardarono un poco senza parlare, anche quando, per ordine della contessa, furono lasciate sole; e l'imbarazzo e l'onta apparvero sulla fronte della padrona di casa che accoglieva una tal visitatrice, e non su quella di costei.

Povera Candida! Com'era ella mutata in poco tempo! Il pallore ordinario delle sue guancie — una delle sue bellezze — che le dava un'espressione di sentimento e rivelava l'essere della sua anima appassionata, era diventato un pallore morboso, segno di sofferenza; il viso dimagrato, le labbra scolorate, le occhiaie infossate ed allividite, gli occhi brillanti d'una luce febbrile colle palpebre rosse rivelavano le ansietà e i patemi dell'animo suo, le mal celate lagrime dolorose. Sollevandosi alquanto della persona, col gomito puntato ai cuscini, ella stava aspettando, come si aspetta l'annunzio d'una sventura, le parole che erano per uscire dalle labbra della cortigiana; ma questa, come se godesse di quell'ansietà e di quell'imbarazzo, si teneva immobile, in silenzio, innanzi a lei, le braccia incrociate al petto, con mossa d'una insolente famigliarità, con un certo piglio di ostile osservazione, di ironia e di minaccia.

La contessa si decise a provocare con una richiesta le parole della Zoe. Esitò un momentino se avesse ad usare il voi od il lei parlandole; e per allontanare la difficoltà, disse nel modo seguente, non senza sforzo e con voce non del tutto sicura:

— Siamo sole; si può parlare liberamente e credo non vi sia ragione d'indugiare. Sono qui ad ascoltare tutto quello che mi si vuol dire.

La Leggera fece ancora un passo per avvicinarsi di più al letto, si curvò alquanto della persona, come per diriger meglio le sue parole sulla faccia della contessa, e guardandola sempre a quel modo impertinente e minaccioso, disse con voce sommessa, ma vibrata:

— Luigi..... il nostro Luigi fu arrestato questa sera..... E se non lo salviamo noi, egli dovrà salire sulla forca!...

Per Candida fu, come se ricevesse nella faccia e nel petto l'urto d'un colpo materiale: si lasciò andare indietro sui cuscini impallidita come una morta, gli occhi sbarrati da uno sgomento indicibile; ma la riazione fu lesta a venire. Quella che le tornava un'esagerazione, le apparve con tutti gl'indizi della falsità. L'azione, le parole, l'aria del volto della cortigiana non furono più per lei che un sanguinoso oltraggio, cui quella donna perduta aveva avuto la temerità di venirle ad infliggere nella sua casa medesima. Il sangue le salì di bel nuovo alla faccia a ricolorarle più vivacemente le guancie, a ridonare più fuoco allo sguardo. Fulminò d'un'occhiata imponente la sciagurata che le stava dinanzi, e il disprezzo non consentendo al suo sdegno di pronunziare pure una parola, non fece altro che allungare il braccio verso il cordone del campanello. La Zoe, con un balzo da tigre a ghermir la preda, le fu sopra, le afferrò quel braccio e stringendolo colla sua mano nervosa, da lasciarvi sulla pelle liscia e finissima l'impronta delle sue piccole dita, disse piano, con un fiero sogghigno:

— La badi, non faccia imprudenze. Cacciarmi per mezzo de' suoi domestici di casa sua, è presto detto, ma non può farsi così presto e così piano che non ne nasca uno scandalo. Il darmi retta è non solo nell'interesse di Luigi, che deve starle a cuore a Lei, come sta a me, ma nell'interesse suo: la lo dovrebbe capire, senza ch'io mi sfiati a dirglielo.

Candida fu quasi dominata da quella violenza; non pensò a riluttare; il suo braccio rimase inerte; il suo capo si trasse in là, e gli occhi si sottrassero allo sguardo ardente di quelli della cortigiana. Successe un momento di silenzio.