— Affidala pure: disse il vecchio libertino, nei cui occhi brillavano le fiamme d'una oscena cupidigia: la sarà in buone mani.

— Va bene... Vengo a consegnarvi tosto la giovane... La mia carrozza è ancora bella ed allestita sotto il portone. Voi salite in essa colla ragazza e... e buona notte.

— Come! Come! esclamò il banchiere meravigliato: così subito?

Ma la Leggera già era sparita dietro le cortine dell'uscio.

Bancone si mescette un bicchiere di Sciampagna e lo bevette d'un fiato per rischiararsi le idee. Cinque minuti dopo vide ricomparire la Zoe che si traeva per mano la Maddalena. Si levò in piedi e sorresse alla tavola il suo corpo oscillante.

— Dunque, diss'egli, aitandosi della persona colla grazia d'un orso che si dimena entro la gabbia di un serraglio, mia bella giovane tu hai da essere la mia ospite?

Maddalena lo guardò colla sua petulante figura e fece un sorriso poco rispettoso; la Leggera le si chinò all'orecchio e le susurrò alcune parole, alle quali ella non rispose che con una crollatina di spalle chiaramente significante: «Bah! ciò poco m'importa.»

— Non perdete più tempo: disse Zoe: sono le undici e mezzo, e più. Andate.

Il vecchio libertino osò abbandonare l'appoggio della tavola e fece due passi barellando verso la cortigiana.

— Crudele! mormorò con occhi che volevano essere espressivi d'un amoroso rimprovero ed erano in realtà imbamboliti dall'ebbrezza: hai il coraggio di scacciarmi di casa tua...