Partì di buon trotto, lasciando il bambino fra le mani di quella gente.

— In un caso, si disse, potrò sempre sapere che cosa costoro ne avranno fatto.

Naturalmente, dopo ciò, Nariccia non si diede più il menomo pensiero di quel fanciullo; ma un anno e mezzo dopo cominciò a credere che l'occasione di rifarlo vivo era presso a presentarsi con grande suo giovamento. Se vi ricorda, Aurora aveva sempre in fondo al cuore la speranza che suo figlio non fosse morto, di questa sua speranza aveva parlato col fratello quando, tornato egli di Spagna, era successo fra loro la riconciliazione, e il fratello, la cui anima generosa era lacerata dal rimorso pel tanto male che aveva fatto ad Aurora, aveva accettato, qual mezzo di compensarnela e di riparare, la missione di tentare, se fosse possibile, il ricupero del bambino.

Nariccia, al quale, come abbiam visto, il marchese erasi rivolto, aveva subito capito di quali guadagni potesse essergli sorgente il rinvenimento del figliuolo di Valpetrosa, quando il marchese padre fosse per mancare ai vivi, cosa che pareva non dover tardare di molto, tanto era egli già male avviato di salute. Incominciò egli adunque le sue ricerche per potere quando che si fosse metter la mano sul bambino; ed apprese, recandosi egli stesso sui luoghi, che il doganiere il quale trovavasi di servizio quella tal mattina del tal giorno, ed aveva raccattato il trovatello, non aveva voluto metterlo all'ospizio di Novara, ma recatolo con sè, lo stesso giorno in cui gli era stato dato un congedo, l'aveva allogato presso qualche famiglia di villici, non si sapeva quale, nè dove. Nariccia volle sapere dove fosse questo doganiere per andarlo interrogare ed apprendere da lui medesimo la intera verità; ma gli fu risposto che questo era impossibile, perchè mandato poco dopo sul Lago Maggiore verso la frontiera svizzera, in uno scontro avutovi coi contrabbandieri, era stato colto da una palla di schioppo nella testa e mandato all'altro mondo col suo segreto.

L'antico intendente dei Baldissero non si perse d'animo per tutto questo. Se il vero bambino era impossibile trovarlo, ben se ne poteva avere un altro da sostituirgli; e non erano presso di lui quei contrassegni che dovevano farlo riconoscere come figliuolo d'Aurora? Ad affrettare in lui la maturazione e l'esecuzione di quest'empio disegno venne il marchese padre, il quale esigette che in quindici giorni il bambino della sua figliuola fosse dato in poter suo. Nariccia ebbe a sè Graffigna, che ben conosceva capace di qualunque cosa, e gli commise lo provvedesse d'un bambino maschio, andandolo a prendere così lontano e con tali precauzioni che mai più non potesse venire scoperto qual fosse, donde venisse, come preso. Graffigna comunicò la cosa al suo fido amico e complice Michele Luponi, fratello di Modestina e marito di Eugenia, il quale allora già erasi fatto noto nella cronaca criminosa col soprannome di Stracciaferro.

Lo scellerato Graffigna, il quale sapeva come la moglie di Michele fosse madre di un bambino e vivesse a Milano donde non voleva venir via più per non ricongiungersi col marito, propose a quest'esso senz'altro di andare ad impadronirsi di suo figlio e presentarnelo all'usuraio. Michele riluttò assai, ma l'influsso che già aveva preso su di lui l'omiciattolo più tristo del demonio, qualche ubbriacatura accortamente saputagli dare dal suo compagno, la seduzione della promessa di una buona somma, finirono per deciderlo. Quello che avvenisse udimmo narrato da Maurilio medesimo a Giovanni Selva, quando gli ripeteva i delirii e le visioni che il rimorso cagionava a Stracciaferro, lui presente nel carcere.

Questo bambino così acquistato, coll'uccisione della povera madre, il figliuolo di Michele e di Eugenia, veniva consegnato al marchese padre, il quale lo faceva spietatamente abbandonare in mezzo alla strada.

Terminando la sua confessione Nariccia additava al frate dove fosse custodita la metà della lettera di Valpetrosa, di cui s'era servito per dare un segno di riconoscimento al vero figliuolo della marchesina Aurora e dove fossero tutte le carte che riguardavano le sue attinenze con Valpetrosa, e il gesuita se ne impadroniva. Data l'assoluzione al moribondo, Padre Bonaventura l'abbandonava a morir solo senza altri conforti, e correva in tutta fretta al palazzo di Baldissero.

Dello strano fatto che il moribondo gli rivelava, Padre Bonaventura fu più lieto ancora che stupito. Il falso Maurilio, ch'egli aveva tentato trarre nelle sue reti, erasi ad ogni sua seduzione sottratto, e avea mostrato, nel suo liberalismo, l'animo d'un nemico a quella parte a cui il gesuita apparteneva, a quei principii in servizio dei quali l'ordine monastico, e non degli ultimi in esso il Bonaventura, mettevano tutta la loro accortezza e l'influsso. Se nel giovane cui si trattava di restituire il grado e il posto nella nobile famiglia, il frate avesse trovato un possibile affiliato della congrega, un acconcio stromento, avrebbe anche potuto avvenire che egli tenesse per sè il suo segreto, e di questo anzi facesse un legame più forte e più stretto per avvincere all'interesse del partito e far più obbediente e sottomesso quel giovane: ma Bonaventura, conoscitore degli uomini e sollecito apprezzatore dei caratteri di coloro in cui s'incontrava, aveva subitamente riconosciuto che dal nostro Maurilio non avrebbe mai potuto nulla ottenere a suo pro, e quindi che ogni tentativo eziandio di tenerlo soggetto colla minaccia di farlo respingere da quel luogo a cui era appena arrivato, sarebbe stato inefficace. Non c'era nulla di meglio adunque che svelar tutto al marchese e ricacciare il falsamente creduto figliuolo d'Aurora in quell'abbiezione e in quell'oscurità da cui si era andati ora a levarlo.

Il marchese di Baldissero, udita la narrazione del gesuita, rimase il più attonito, perplesso ed amareggiato uomo del mondo. Che cosa doveva egli fare? Abbandonare di nuovo alla miseria quel giovane a cui aveva aperti, come a suo sangue, il cuore e la casa, non voleva di certo; ma conservarlo in quella condizione di congiunto non doveva, nè gli piaceva. Decise esporre tutta la verità al giovane medesimo e lasciarlo giudice lui medesimo della condotta da tenersi reciprocamente: ad ogni modo egli non avrebbe abbandonato più l'infelice ai rigori della sorte.