Il marchese fu d'un balzo al cordone del campanello e gli diede una violenta tirata.
L'infelice figliuolo di Stracciaferro, correndo incontrò nella sala precedente il gabinetto onde fuggiva, la contessina Virginia, che veniva appunto in cerca di lui, e non tanto per desiderio di rivedere il rinvenuto fratello, quanto per avere da esso novelle di altra persona a lei cara.
— Mio fratello! disse la fanciulla colla melodia soave della sua voce argentina.
Il fuggente si fermò sui due piedi e spaventò la donzella per l'alterazione profonda delle sembianze con cui le si accostò.
— Fratello! Fratello! esclamò egli con un sogghigno indescrivibile sulle labbra agitate da un tremore convulso. Io non sono vostro fratello, no, non lo sono.
Incontrò collo sguardo de' suoi occhi turbati quello limpido e dolcissimo delle serene papille di lei.
— Ah! quegli occhi! soggiunse. Sono gli occhi di vostra madre.... La mia, servendo la vostra, glie li ha rubati per darli a me, che portava nel suo seno.
S'interruppe mandando un grido rauco da selvaggio.
— Nella nostra famiglia si ruba! gridò quindi con disperata energia, percotendosi coi due pugni chiusi la fronte.
Virginia impietosita, commossa, gli si appressò vieppiù e gli pose sopra un braccio la sua destra dilicata e gentile.