— Vi ho detto che dovete star meglio: riprese il marito quando fu solo colla contessa: avete capito? Tanto meglio, che questa sera si deve assolutamente andare al concerto a Corte... Si deve assolutamente!... Non vi vedrò più fino a questa sera. Siate pronta alle nove; avrò l'onore di accompagnarvi... E voglio che sia così.
Pronunziò queste parole lentamente, senza minaccia, ma con espressione d'irremovibile fermezza.
Candida non pensò neppure a ribellarsi; capì che il marito voleva opporre alle ciarle della gente la presenza di sua moglie; pensò con sommo desiderio fra sè: «Ah! se prima di questa sera potessi esser morta!»
— Non fa bisogno ch'io vi dica, soggiunse il marito, che conto sul vostro solito buon gusto nello sfarzo dell'acconciatura, e che mostrerete alla malignità delle vostre amiche e dei miei nemici una fronte serena ed un allegro sorriso. Noblesse oblige, madama!
La contessa non parlò: il marito prese quel silenzio come un consentimento, qual era. Stette un istante, e poi disse col medesimo accento di freddezza, quasi d'apatia:
— Quanto alle ulteriori determinazioni da prendersi fra di noi, non è ancora il caso di parlarne. Quando saranno ricuperate quelle lettere e rimediata così in parte la vostra imprudenza, vi farò conoscere i miei propositi. Per ora, innanzi al mondo, dobbiamo essere più intimi e più d'accordo che mai. Domando la vostra cooperazione per questa commedia. Io saprò difendervi da ogni apparenza di oltraggio; sappiate voi aiutarmi a sostenere la parte di marito che non ha nulla da inquietarsi..... Entrando nel salone di Corte al mio braccio, questa sera avrete una mossa di confidente abbandono e di tranquilla sicurezza..... Tutte le donne sono abbastanza buone commedianti per fingere: voi dovete essere più commediante di tutte le altre.
Uscì dopo questo sanguinoso oltraggio, com'era entrato, lento, calmo, con un sogghigno d'insopportabile ironia.
La giornata fu lunga e corta per la infelice contessa. Si fece forza e si alzò, affranta com'era e colla febbre nelle ossa. Stette quasi sempre sdraiata sur una poltrona, affondata l'anima nel buio abisso d'una disperazione muta e senza risoluzione. I soli momenti di pace che la ebbe furono certi fugaci intorpidimenti dell'anima, in cui questa, stanca di soffrire, era invasa da una specie d'oblio che tutto le cancellava dalla mente: viveva così un minuto, quasi senza coscienza, e in quel breve riposo dello spasimo la prendeva nuove forze per soffrir di nuovo.
Alle sette ore si alzò e venne alla teletta a farsi adornare, ad applicarsi sul volto la maschera, a studiare come far mentire gli occhi, la fronte, il sorriso.
Alle nove in punto la cameriera venne a dirle: