La lettera anonima che era pervenuta nelle mani del Re, denunziatrice delle intenzioni di potenti personaggi di salvar Quercia, era stata scritta da Barnaba.
CAPITOLO XXVI.
Due giorni dopo, alla mattina, verso le otto e mezzo, che in quella stagione invernale è affatto di buon'ora, una donna modestamente vestita di scuro, con un fitto velo sulla faccia che ne celava compiutamente le sembianze, presentavasi all'uscio della Zoe e domandava con voce tremola ed esitante di parlare alla celebre cortigiana. A costei tale visita era stata annunziata la sera precedente da un bigliettino di carta finissima, delicatamente profumato, il quale diceva:
«Una donna, che facilmente indovinerete chi sia, ha bisogno di parlarvi nell'interesse di quella persona che più vi sta a cuore. Siate sola domattina dalle otto alle nove, e si verrà da voi.»
La Leggera non aveva menomamente esitato a riconoscere la calligrafia della contessa Candida; ed aveva dato ordine che quando la mattiniera visitatrice si presentasse, venisse subito introdotta.
Candida entrò tremante, che appena se poteva reggersi sulle gambe, nella camera da letto sontuosa e disordinata della cortigiana. Essa, la donna titolata, la superba signora, la fiera dama di Corte, presentavasi poco diverso che imploratrice, nella casa d'una disprezzata femmina, cui avrebbe un tempo, incontrandola, coperta delle più manifeste mostre del suo disdegno! Zoe giaceva ancora sotto l'elegante cortinaggio, mezzo seduta sui cuscini candidissimi, ornata il capo, il petto, le mani di ricchissime trine sulla fina biancheria della sua cuffia e del suo giaco da notte; teneva il gomito del braccio destro affondato nel cedevole guanciale, più candido che neve, a cui si puntava, e sorreggeva alla mano la testa: di sotto alla cuffia scappavano ribelli le ciocche ricche e pesanti delle sue fulve chiome, e parevano matasse d'oro filato che le cascassero sul seno e sulle spalle; lo sguardo vivo, ardente, quasi selvaggio, stava intento nel volto d'una persona che sedeva presso alla sponda del letto. Questa persona era una giovine donna, la quale, vedendo entrare la contessa, si alzò, si trasse in là d'un passo e saettò la nuova venuta con uno sguardo curioso, sollecito, avido, quasi feroce. Candida non s'era inoltrata che di poco nella stanza; le forze glie ne mancavano; si appoggiò ad un mobile, e stette un momento prima di riaver tanto di respiro da poter pronunciare una parola. Di sotto il velo intanto ella guardava, quasi sgomenta, un po' corrucciata, turbatissima per mille contrarie sensazioni, quelle due donne, le quali con aria presso che ostile fissavano lei.
Fu la Zoe a rompere quello strano ed impaccioso silenzio.
— La si avanzi e s'accomodi: disse asciuttamente accennando colla mano il seggiolone da cui s'era levata pur allora la giovane che le stava in compagnia.
— Vi avevo pregata d'esser sola: disse una voce fioca ed agitata di dietro il fitto velo che copriva le sembianze della contessa.
— Maddalena non è di troppo: rispose la Zoe che prendeva evidente piacere della confusione e del turbamento di quella nobil donna: anzi ci è necessaria... È una nostra compagna: soggiunse dopo un poco, pesando con intenzione sulle parole: è una nostra complice.