Candida si riscosse e rabbrividì: un vivo rossore le salì alla faccia, cui per fortuna non lasciò scorgere l'abbassato velo: un'acre vergogna l'assalse per quella complicità; sentì d'essersi abbassata al grado di quelle disgraziate. Non aggiunse parola su ciò e venne a sedere sulla poltrona che Zoe le aveva additata.

Maddalena, che non aveva cessato di squadrare con avida curiosità la velata contessa, e che ora trovavasi alle spalle di lei, fece il giro della poltrona, e venne a piantarsi in faccia a Candida seduta, le braccia incrociate al petto, e il suo sguardo più impertinente che mai. Ella cui l'amore comune per Quercia aveva piegata a subita simpatia verso la cortigiana, sentiva ora contro quella nobile dama, che si avventurava ad amare il medesimo uomo, un impulso d'odio, una gelosia rabbiosa, una smania crudele di umiliarla e mortificarla. Per la prima era forse la comunanza d'origine, la somiglianza delle condizioni che le ispiravano una specie di fraterna benevolenza; e la decisione di carattere, la risolutezza delle maniere, la violenza dei sentimenti e la forza della volontà che contraddistinguevano la cortigiana valsero ad imporne a quella natura aspra, selvaggia e rubesta del pari. Per quella signora invece, che apparteneva ad altra classe sociale, che godeva di tanti beni a lei povera negati assolutamente, e tanto più grandi nella sua fantasia e desiderabili, l'istinto di proletario, l'odio naturale del povero verso il ricco, che erano in Maddalena, non potevano altro sentimento ispirare fuor che la gelosia e l'invidia. La Maddalena adunque si piantò in faccia alla sua nobile rivale in quella mossa che ho detto, e con accento che accompagnava perfettamente l'insolenza del contegno, disse:

— Or be', questa signora la non vorrà degnarsi di mostrarci le sue bellezze?

Candida trasaltò sul suo seggiolone e fece un atto come per alzarsi e partirsene. Zoe represse in fretta un sorriso che le era venuto alle labbra carnose e procaci, fece un atto verso la contessa per pregarla di non muoversi, e disse, colla severità d'una compagna e non di una superiore, alla giovane plebea:

— Taci, Maddalena.

Poi volgendosi a tutte due con un tono di compagnevole dimestichezza, di cui la misera Candida sentì tutta l'onta e lo sdegno, ma cui dovette reprimere, e non fu questa lieve pena per lei, la cortigiana soggiunse:

— Siamo qui e dobbiamo starci come tre buone amiche le quali vogliono tutte tre ed ardentemente una cosa sola. Parliamoci adunque come tali. Signora contessa, dal suo bigliettino ho capito che Ella aveva qualche cosa da apprenderci o da suggerirci per la salute del nostro caro Luigi. Parli dunque Ella prima, e ci rallegri, se è possibile, con delle buone nuove, che in noi è uguale al suo, se non maggiore, l'interesse per quella diletta persona. Dopo di Lei avrò io qualche cosa da comunicarle eziandio, che forse non sarà meno interessante di quanto Ella sta per dirci.

La contessa ringoiò lo sdegno, l'onta e tutta la fierezza che si sollevava in lei, e fattasi forza parlò. Per capire il colloquio che ebbe luogo fra quelle tre donne, diciamo brevemente ciò che era a ciascuna di esse avvenuto il giorno innanzi.

Candida, secondo l'accordo preso con suo padre al concerto di Corte, erasi da lui recata nella mattina, ed avevagli esposta a suo modo la difficile, pericolosa e fatale condizione in cui ella si trovava, e la necessità da questa nascente della fuga del medichino. Il barone La Cappa, sbalordito da tutto ciò, non sapeva trovar fuori un modo qualunque di effettuare questa fuga. Fu Candida che glie lo suggerì: una somma di certa entità per comprare qualcheduno, una mezza parola di qualche persona autorevole che inducesse taluni a chiudere gli occhi. Il padre della contessa, animato dal suo amore per la figliuola, si lasciò indurre a promettere la somma che sarebbe occorsa; e si pose senza indugio in giro per trovare quel certo affidamento di cecità nella complice tolleranza di qualche potente. Si rivolse addirittura al Ministro e spiegò tutta l'arte diplomatica di cui era capace per arrivare all'argomento senza accostarlo pericolosamente di fronte: ma fu appena nei paraggi dell'isola di sì difficile approdo, che il Ministro (a cui il Re già aveva fatto quell'intimata che la sera innanzi era piovuta sul Comandante della Polizia), gli rese inutile ogni bordeggiare, dichiarandogli seccamente che essendo nati sospetti che si volessero far tentativi per una evasione di quel famoso assassino, s'erano dati ordini opportuni affine non solo di impedire ogni riuscita di siffatti progetti, ma di levare ad ognuno qualsiasi velleità di tentarli. Il barone si partì mortificato, senz'aggiunger parola, e si recò dal Direttore generale delle carceri.

Il povero barone ebbe a toccar con mano in questa circostanza la differenza che passa nelle aure burocratiche fra un uomo in carica ed uno cascato nel limbo della giubilazione. Quando egli era capo d'ufficio, in tutto lo splendore della sua carriera, non si poteva immaginare mostre di deferenza e di zelo rispettoso che il barone non ricevesse da costui, nella anticamera del cui ufficio si presentava. Credeva egli per ciò, lo riteneva come una cosa certa ed un suo vero diritto, che a lui non sarebbe stato riserbato l'accoglimento d'un postulante qualunque, ma che ogni uscio gli si aprirebbe dinanzi come a padrone, in mezzo agli inchini degli uscieri, e il suo antico subalterno si sarebbe affrettato a venirgli incontro come si fa per reverenza ad un superiore. Non tardò ad accorgersi con grande sua mortificazione e dispetto che quella era una falsa lusinga: e ad eccezione degl'inchini degli uscieri, i quali erano troppo poca cosa per avere il coraggio e credersi il diritto dell'impertinenza contro un titolato, un decorato e tale che poco tempo prima li poteva far cacciare dall'impiego, in tutto il resto la sua aspettazione fu pienamente delusa. Il Direttore generale lo fece aspettare un quarto d'ora che all'orgoglio offeso del barone parve un tempo infinito; e quando lo ammise nel suo gabinetto, siccome l'argomento da affrontarsi era di così difficile e delicata natura che occorrevano circonlocuzioni, preparazioni oratorie e volteggiamenti di discorsi, il Direttore generale fece con garbo capire al suo visitatore che aveva molte occupazioni da sbrigare e pochi momenti da concedere. Il padre di Candida s'affrettò a toglier commiato, non senza lasciar vedere qualche po' di quel risentimento che aveva molto nell'animo; ma dalle fasi del discorso riportò, se non altro, per vantaggio, quello di apprendere che era Ispettore delle carceri, ov'era custodito Quercia, un cotale ch'egli nella sua lunga carriera amministrativa aveva potuto conoscer per bene, povero di sostanze e di moralità, ricco soltanto di famiglia e di bisogni. Avvisò tosto che questi era l'uomo di cui s'era fatto il Diogene cercatore, e con molte precauzioni perchè non fosse conosciuto il suo passo, si recò a trovarlo a casa sua.