— Credo a quanto Ella mi dice, reverendo; credo che c'è più ignoranza che malizia in questa poveretta... ed userò per lei i maggiori possibili riguardi. Ma bisogna assolutamente ch'io la esamini ancora di meglio, e la prego a volersi ritirare.

Don Venanzio uscì, non senza inquietudine sulla sorte della Margherita e si pose a passeggiare nella strada innanzi alla porta del tribunale, attendendo il risultamento dell'interrogatorio.

— Alzatevi: disse il giudice alla vecchia.

Margherita gemeva e singhiozzava sempre nella medesima postura; e, sia che non udisse o non avesse forza da ubbidire, non si mosse.

— Fate il piacere, soggiunse il giudice, parlando al segretario che era lì per iscrivere il verbale: alzatela voi.

Il segretario venne di mala voglia presso ella giacente, e come quegli a cui non garbava di molto toccare e brancicare i luridi e stracciati panni onde ella era vestita, la scosse bruscamente ad una spalla, dicendole con voce graziosa come era l'atto:

— Or via, alzatevi, su, e non ci fate perder la pazienza.

La vecchia parve non darsene per intesa.

Allora il segretario la prese sotto le ascelle, e con quel garbo che vi potete immaginare, la tirò su, e siccome ella vacillava sulle gambe mal ferme, la gittò a sedere sur una seggiola che era lì presso.

In questo movimento un oggetto pesante cadde per terra, mandando un suono metallico; il segretario lo raccolse e lo porse al giudice: era un rotolo di napoleoni da far la somma di mille lire: quello che Gian-Luigi aveva mandato alla povera donna per mezzo di Don Venanzio. Margherita, da quando lo aveva ricevuto, lo aveva sempre portato con sè, come una memoria del suo diletto: venuta ora a Torino, tanto più lo aveva seco recato nella speranza di potere spendere quella somma in benefizio del suo diletto.