Si diede ad agitarsi nel letto con moti convulsi; il prete spaventato corse alla porta per domandare i domestici venissero in suo soccorso a contenere lo spasimante; ma una gentile, pietosa apparizione si mostrò ai suoi occhi. Era Virginia che veniva ella medesima a saper novelle del malato. Aveva appreso che questi non era suo fratello, ma la pietà del suo cuore non consentiva ch'ella per ciò di botto cessasse dall'interessarsi e sentì compassione per lui. L'amore medesimo, quasi complemento delle egregie facoltà di quell'anima eletta, l'amore che la fanciulla aveva in cuore la rendeva ancora più facile ed inchinevole ai generosi sentimenti, alle pietose ispirazioni, al desiderio di recar bene a chi più potesse. Le disordinate parole dal misero a lei dette parecchi giorni prima, quando la sua infermità lo aveva assalito, ella aveva perdonate, aveva attribuite al delirio soltanto, aveva quasi del tutto obliate. Udito la buona novella che dalla sera innanzi Maurilio era tornato in possesso della sua cognizione, ella veniva a rallegrarsene, a fargliene coraggio con una sua parola, colla sua presenza, prova irrefragabile d'un generoso interessamento. Quella stessa mattina inoltre ella aveva compita l'opera pietosa di visitarlo, verso un altro infermo, Francesco Benda, e riferirò fra poco i modi, e le circostanze, e gli effetti di quella sua visita alla disgraziata famiglia, della quale sarà questa appunto un'occasione per dire le novelle; ed all'anima sua così squisitamente dilicata parve un dovere quella medesima pietà che l'amore l'aveva spinta ad usare verso Francesco, usarla eziandio verso l'infelice che dolorava sotto il medesimo tetto da lei abitato, le sembrò che così legittimasse quasi quella sua visita all'officina Benda, alla quale aveva dato per pretesto soltanto il desiderio di vedere e confortare l'amica compagna d'educandato e la novella amica, l'infelice Maria.

Quando il vecchio parroco si vide dinanzi la bella persona della nobile donzella, giunse le mani come per pregare, in atto che gli era abituale ogni qual volta una profonda commozione lo possedesse, ed esclamò:

— Misericordia! Ho paura che sia da capo col delirio, questo poveretto, e che ci siamo rallegrati troppo presto.

La fanciulla entrò più ratta, come sollecitata da queste parole, e venne risoluta presso il giacente.

All'intelligenza di Maurilio avveniva come al sole in quelle giornate di primavera, in cui le nubi grosse e scure, ma interrotte, passeggiano pel cielo e ad intervalli passano davanti all'astro di splendore e ne offuscano i raggi, spandendo una mesta e cupa oscurità su tutta la natura; e ad un tratto poi ne lasciano giunger libera alla terra la luce, che pare ancor più viva, più brillante, più calda. Egli sentiva a quando a quando salirgli al cervello una vera nube, come un ammasso di vapori sanguigni, che tutta gli ottenebrava la mente; in mezzo a questi vapori scorgeva immagini inesprimibili di cose tanto strane che erano impossibili, forme e sembianze che non appartenevano alla creazione terrena, e gli pareva come se dal fondo di quella tenebra uscisse una granfia che afferrasse la sua ragione nel suo cervello e la tirasse a sè facendola distendersi come un filo sempre più sottile, che non tenesse più che per un picciol capo alle meningi della sua cavità cerebrale, e l'avvolgesse, questo filo, nel labirinto di quelle forme mostruose della notte tanto da perdercelo; poi ad un tratto, la nebbia vaporosa spariva, il filo sfuggiva alla mano misteriosa, che si affondava nell'ombra, e per gioco di elasticità ritornava a raggomitolarsi tutto nella sostanza grigia del suo cervello; la intelligenza lucida, potente, maggiore che nelle condizioni ordinarie della sua vita, brillava al di sopra della pienamente riacquistata coscienza.

La vista della fanciulla parve fare più splendida che mai in Maurilio questa luce d'intelletto. Vide più chiaro, più lontano e più giusto; comprese con ambito più vasto le varie manifestazioni del vero, conobbe meglio in sè e fuori di sè; dietro gli adombramenti delle forme discernè la sostanza; capì la ragione e l'idea degli uomini e dei fatti; giudicò e seppe.

Il suo volto, in cui le grossolane sembianze dell'uomo inferiore della plebe erano pure animate dal tocco divino del Prometeo che è l'ingegno, s'illuminò d'un barlume ineffabile, come brulla montagna del carezzevole raggio rosato dell'aurora; nel suo pallore di cadavere, il fronte parve divenuto fosforescente come diamante impregnato di luce solare, gli occhi ebbero lo sguardo d'aquila del genio, le labbra il sorriso dei beati; la sua bruttezza si trasfigurò in un'espressione di sovrumano idealismo.

Virginia! esclamò egli con voce che aveva essa pure una nuova e straordinaria melodia, che era un grido dell'anima, che pareva la suprema aspirazione d'un morente: con quella voce con cui Goethe all'agonia domandava la luce; poi chiuse gli occhi, volendo sottrarsi alla troppa e troppo acuta dolcezza di quella visione di bellezza divina, volendo fare che dalla retina degli occhi s'imprimesse nell'intima compage del cervello l'immagine di quella testa angelica dall'aureola delle chiome d'oro, tutto leggiadria, benignità e splendore.

— Gran Dio! esclamò la donzella curvandosi sul giacente: egli è svenuto.

Maurilio bevve colle orecchie l'armonia di queste parole, rialzò le ciglia a berne cogli occhi assetati la dolcezza dello sguardo pietoso che cadeva su di lui, come si berrebbe una manna celeste.