— No, diss'egli: ben vorrei esser morto in quest'istante, ma è troppo lieta fortuna perchè mi sia concessa.

Fece scorrere il suo sguardo animato da Virginia a Don Venanzio che lo stavan mirando con interesse.

— Non temete di nulla... Sento, so che ho ancora da compire qualche cosa su questa terra, prima d'abbandonarla... Qualche cosa di ignorato, che non troverà eco nessuna nei rumori del mondo; ma che pure, non sarà forse men grande delle opere famose di glorificati eroi... Far felice alcuno, fare che risplenda a menti offuscate il vero, non è forse opera di missione divina?... Ed io farò felice voi, o Virginia; ed io devo scioglier dai ceppi delle passioni della materia due anime... Non morirò dunque ancora... Mi rialzerò di qua, non dubitate, per abbandonare questo miserabile ed odiato involucro, allora soltanto, quando avrò compito il mio ufficio... Ah! non sarà questo la superba missione che ho sognato un istante, quando parve il destino volermi porre in mano la potenza... Che importa? Nessuno ha diritto di lamentarsi della sua sorte; perchè, come saprebbe egli a quali precedenti di vite anteriori e d'altri mondi corrisponde la sua attuale esistenza?... Se io non sarò passato disutile affatto; se le mie sofferenze avranno portato per frutto una sola ombra di vantaggio, un sol momento di bene ad un mio simile, sarò pago abbastanza, sarà spiegata abbastanza anche alla corta vista del mio scontento egoismo, la ragione di questa breve vicenda nella mia vita immortale.

Parlava calmo, pacato, lento; ma con una vibrazione contenuta di voce che rivelava un'energia interiore, con una certa solennità che imponeva, quasi come un'autorevolezza. Virginia sentiva la sua compassione far luogo ad un sentimento poco meno che di deferenza e di rispetto; Don Venanzio insieme alla tenerezza ed all'ammirazione che gl'ispiravano i concetti del suo pupillo, provava un sentimento di dolore, perchè comprendeva che in quella superiorità morale ed intellettiva più chiaramente manifestantesi, in quella profetica rassegnazione, era l'effetto della mano della morte che già aveva tocco quell'organismo, che lasciava penetrare a quello spirito incarnato un guizzo della luce stessa dell'infinito.

Maurilio si rivolse al domestico, che stava appiè del letto ad aspettare gli ordini, e gli disse con accento di dolce preghiera:

— Fatemi il piacere, tiratemi un pocolino più in su.

Il servitore lo prese sotto alle braccia e lo sollevò alquanto; in questo movimento uno dei guanciali andò per traverso, e quando il giacente fece per abbandonar di nuovo sovr'esso il suo capo fu la mano di Virginia che sollecita e lieve raddrizzò il cuscino; e in quell'atto cortese la fine, liscia, profumata pelle della mano di lei incontrò e toccò la fronte ardente del giovane. Un lieve sussulto scosse a lui le membra, uno sguardo d'ineffabile dolcezza, di supremo diletto ringraziò la pietosa fanciulla.

— Don Venanzio, diss'egli poi, il marchese può aver bisogno di lei, ed ella ha pur bisogno di parlare al marchese.

— È vero, rispose il parroco, che in quel momento si ricordò eziandio della povera Margherita.

— Non indugi adunque di più.