— Non mi sfugga, soggiunse ratto il giacente; non m'imponga tacere. È un uomo che deve morire fra poco quello che vi parla. Lo stampo della morte consacra solennemente ogni affetto, e questo è santo come santa è l'anima vostra. La confessione d'un moribondo si deve ascoltare con animo pacato e pietoso; l'orgoglio umano, i pregiudizi terreni devono tacere innanzi ad un amore che sta per nascondersi dietro una tomba. Uditemi, Virginia, in nome del cielo! Sarà l'unica volta che vi avrò fatto penetrare nell'anima mia. Avrò così aggiustata definitivamente questa partita de' miei affetti terreni, e non ve ne parlerò più mai. Io vi parlerò come se ad ascoltarmi qui fossero la vostra madre che voi perdeste — e la mia, che non conobbi mai! — E forse i loro spiriti qui sono e ci assistono. La vostra fierezza e la vostra purità non avranno da essere turbate pur da un'ombra di corruccio.

La donzella appoggiò, come per sorreggersi, la sua destra bianca, sottile, dalle dita affusolate sopra la spalliera d'una seggiola vicina, e con dignitosa semplicità, con nobile fiducia, disse benignamente:

— Parlate!

E il giovane, con un fuoco che l'interna passione ispirava pure alla sua debolezza, con un impeto di parola, che era come un residuo del suo delirio, ma temperato dalla soavità dell'affetto, così parlò:

— Vi ho amata quando ero appena al limite dell'infanzia, sulla soglia della turbolenta adolescenza della creta e del pensiero. Vi ho amata, non perchè foste bella soltanto, ma perchè la vostra bellezza mi incarnava dinanzi la più alta espressione di quell'ideale a cui, inconsciamente ancora a quel tempo, ma pure con ardentissimo anelito già aspirava l'anima mia. Ho amato il vero, quella parte del divino concessa alla nostra natura nelle sue manifestazioni più pure, più splendide, nella poesia, bellezza intellettuale, nella virtù, bellezza morale, in voi, bellezza di forme che le altre due vestiva ed incarnava..... Non arrossite, non vi corrucciate: vi parlo come parlerei all'angelo mio custode; non c'è ombra di intendimento interessato in me, non voglio commovervi nè lusingarvi; vo' dirvi quel che foste per me, quel che siete, quel che potete essere nel mondo... Era naturale, era fatale ch'io così vi amassi. Voi rappresentate tutto ciò che vi ha di bello e di superiore nell'umana famiglia, circondato dallo splendore delle distinzioni, dell'eleganza, dell'autorità e delle grandezze sociali: voi siete il risultamento più completo e più perfetto dello stato attuale della coltura e del progresso dell'umanità, fisico, morale, intellettivo, estetico, economico. Il pensiero, il lavoro, i travagli dell'uomo di tutti i secoli trascorsi hanno cospirato per crear voi e disporvi intorno l'ambiente opportuno. Siete il frutto dell'intelligenza applicata a tutti i rami dell'attività umana; la civiltà vi ha fatto un piedestallo e voi raggiate sovr'esso, personificazione di quanto di buono e di bello seppe arrivare e conseguire il secolo. Io sono la plebe, la povera plebe che guarda da lontano il banchetto imbandito ai ricchi, e muor di fame invidiando: banchetto non di cibi materiali soltanto, ma di amore e di pace, di sapere e di fama, di potenza e di virtù. La plebe che col suo lavoro e co' suoi stenti concorre all'opera del progresso e non ne fruisce che poco o nulla, che ha, nell'oscurità delle sue grandi masse ignorate, dato sforzi, sudori e vite per ottenere il tesoro di agi sociali del secolo XIX, e vive tuttavia nella barbarie di due secoli addietro; la plebe che contenuta, domata, ignorante, con un barlume soltanto o con false idee de' suoi diritti, sta accalcata, premuta alla base della società, ma s'agita talvolta e tiene il collo levato verso lo splendore della luce, essa fitta nelle tenebre!... Io son la plebe; ma soffrii più di essa, perchè fui conscio delle mie condizioni e potei scrutare la ragione de' miei dolori. Seppi quel che volevo e capii sempre l'impossibilità di ottenerlo. Conobbi dove era la beatitudine e mi seppi sempre condannato a non arrivarla... Avverrà egli un giorno che la plebe possa giungere alla conquista dell'Eden sociale? Certo che sì, in un tardo, ma immancabile avvenire; e sarà quando il figliuolo di nessuno — come io — coll'ingegno, col valore, col lavoro, potrà ottenere l'amore della più bella, della più nobile donzella — come voi — e gli usi e i pregiudizi sociali non grideranno allo scandalo, non ne faranno alla fanciulla una vergogna.

Tacque un istante per riposarsi. Virginia disse, commossa, con quella sua voce d'oro:

— Ah! gli usi e i pregiudizi sociali sono una tirannia a cui nessuno può sottrarsi: e non è la volontà d'una debole fanciulla che possa rompere queste catene di ferro.

La poveretta pensava al suo amore per Francesco, contrastato, ed ella pur troppo temeva senza rimedio nessuno, dalla boria aristocratica della sua famiglia.

Maurilio la indovinò, la comprese e con un mesto sorriso ripigliò a parlare:

— La sorte volle che fra noi, così lontani — voi al fastigio, io all'ultimo gradino della piramide sociale — si stabilisse in breve un'attinenza di domestico affetto.... Oh la deve cessare, lo so: si affrettò a soggiungere vedendo un lieve moto nelle fattezze della fanciulla, al quale egli attribuì più superbo significato che non avesse: ma frattanto, permettetemi ch'io me ne profitti per parlarvi in vostro vantaggio.... in vantaggio d'un'altra persona che vi sta a cuore.... per parlarvi come un fratello, quale un istante fui creduto essere per voi.