— Ma pur tuttavia oggi che la società è così mêlée ci avvenne di costeggiarlo le tantissime volte. Pensare che ci tendeva inguantata quella mano la quale giuocava di baro, rubava ed assassinava!... Pensare che l'ho avuto io di fronte in una quistione d'onore e che l'ho trattato come uomo onorevole! Esso merita cento morti.
— E la sua condotta verso la povera Maria Benda? esclamò con indignazione Virginia. Quello è uno dei peggiori suoi assassinii, se non è il pessimo. Chi può vedere quella vittima infelice e non sentirsi schiantar l'anima?... No, non v'è punizione di leggi terrene, non v'è maledizione di Dio che basti per tanta scelleraggine.
Il marchese era divenuto pallido pallido e guardava con occhi sbarrati ora la nipote, ora Don Venanzio.
— Ah! la misericordia di Dio è grande: disse questi colla sua voce mite e commossa: e dove noi non veggiamo che ragione di maledire, il Supremo Giudice sa le cause di compatire e di perdonare. Non anticipiamo i giudizi del Signore!
— Lasciamo stare la giustizia di Dio: disse Ettore con quel suo fare fra l'impazienza e la leggerezza, in cui un impertinente sussiego era appena temperato dall'urbanità delle maniere. Quanto alla giustizia umana, se havvi caso in cui la debba essere implacabile, è certo questo. Uno scellerato che ruba la considerazione della gente, che non è spinto al delitto dall'urgenza del bisogno, ma da empie passioni, che si trafora nelle famiglie a rubarvi onore e denaro... Ma la morte è troppo poco... Ha torto a mio avviso la nostra filantropia moderna che abolì le tenaglie roventi e il supplizio della ruota...
Il padre di Ettore si drizzò di scatto più pallido ancora, e si levò di tavola. Tutti ne imitarono lo esempio e lo seguirono nel vicino salotto. Colà il marchesino che non s'accorse dell'emozione di suo padre, e che ad ogni modo non ne avrebbe capita la ragione, continuò come se di nulla fosse il suo discorso.
— Bisogna farli soffrire quella gente: la morte sì, ma dopo buoni tormenti...
— Siete voi senza cuore, Ettore? esclamò il marchese con accento di rimprovero doloroso.
— Per quella canaglia, sì: rispose col medesimo tono Ettore: e tanto più per quel cotale. E' mi ha sempre sovranamente spiaciuto.... Se fosse stato mio pari, gli è da tempo che avrei voluto dare anche a lui una buona lezione.... Ma io sentiva per istinto che quello era degli uomini che sono indegni anche del nostro odio, un vil verme che si disprezza e si calpesta.
Il marchese fece un passo verso suo figlio con mossa così vibrata e con aspetto così turbato che tutti gli si voltarono a guardarlo, ansiosi di botto delle parole che stavano per uscire dalle sue labbra. Le porte del salotto erano chiuse, e niun altro orecchio estraneo alla famiglia poteva udire, fuor quello di Don Venanzio.