Virginia strinse forte le mani della signora Teresa che ancora teneva fra le sue.

— Coraggio! disse con un accento di pietà e di affetto che era una soave carezza. Non bisogna disperare. È venuto per la sua famiglia un tempo di prove; ma tornerà di poi certamente quello della felicità.

Teresa si rasciugò in fretta in fretta gli occhi, e soggiunse:

— La venga avanti, contessina, la favorisca qui, la prego.

E la trasse nella stanza di ricevimento.

Maria era già colà, venutavi dalla camera di Francesco. Stava in piedi presso al camino, sorreggendosi con una mano alla spalliera d'un seggiolone, nella mossa d'una prefica o d'una statua del Dolore sopra una tomba. Virginia fu quasi spaventata dall'abbandono desolato di quel contegno, dalla pallidezza mortale di quell'aspetto, dalla disperazione rassegnata dello sguardo semispento, del doloroso sorriso. Si avanzò rattamente verso di lei, ed esclamò con voce impressa d'immenso affetto:

— Maria!

Non era che una parola; ma in essa l'intonazione, l'accento, la vibrazione del suono ponevano un'infinità di cose: pietà, amore, offerta di sè, benevolenza generosa spinta fino all'entusiasmo.

Maria sentì coll'anima delicata tutte queste cose contenute in un sol motto, e ne fu tocca un istante; sollevò da terra i suoi occhi velati e li affisò fugacemente in volto alla donzella, che le si avvicinava, si staccò dalla poltrona a cui s'appoggiava e fece un passo verso Virginia, tendendole, con atto che pareva pieno di lassitudine, la mano.

— Questa è un'opera di carità ch'Ella fa, madamigella, venendo qui: disse Maria con voce debole, fiacca, quasi direi senza vita, onde molto si accrebbero la commozione e la pena di Virginia.