Tacque un istante, e poi curvandosi all'orecchio della sua compagna, le soggiunse piano, come il motto che doveva farle capire tutta la sua condotta:

— L'amavo tanto!... L'amo ancora tanto!

E chinò il capo sulla spalla di Virginia, per nascondere il rossore onde subitamente si soffuse il suo volto.

— Tu non devi più amarlo: disse con forza la contessina. Tu non devi a quell'iniquo sacrificare il tuo avvenire, la tua vita, la tua famiglia. Tu quel cotale, com'egli è, non l'hai amato mai. Hai amato un uomo d'onestà e valore; quell'uomo è scomparso; a colui che è rimasto non devi che odio e disprezzo.

Maria levò il capo, guardò bene in viso la nobile amica, e le disse lentamente:

— Tu avresti potuto strapparti dal cuore l'amore e gettarlo via come si fa d'un abito?... Tu non l'ameresti più?

— No, disse Virginia con forza, l'uomo che si rivelasse indegno della mia stima, non avrebbe più il mio amore. Colui che avesse empiamente ingannata la mia fiducia, che avesse mentito l'onore come la passione, io lo abborrirei disprezzandolo.

Gli occhi della donzella, così dicendo, brillavano d'una fiera luce; la bella di lei fisionomia aveva una imponente espressione di forza e di superiorità.

— Gran Dio! esclamò Maria, allontanandosi alquanto da Virginia per contemplarla meglio, e giungendo le mani in atto di meraviglia: nel tuo volto c'è in questo momento una strana rassomiglianza col suo, quando mi beava colle sue calde parole... Oh vedi s'io l'amo!

— Povera! Povera Maria!