— Ho esitato finora ad aprirmene alla mia famiglia, ho tremato innanzi all'idea di manifestare tal mia volontà a mia madre. Ora la tua presenza mi darà coraggio. Vieni e sii tu testimone all'annunzio della mia irrevocabile determinazione.

La prese per mano e la trasse vivamente con sè. Virginia, che non ebbe neppur campo a contrastare, si trovò nella stanza di Francesco.

Là era in quel momento tutta la famiglia raccolta. Il sor Giacomo era venuto allor allora, e teneva ancora fra le sue la mano di Francesco, cui aveva interrogato della sua salute. Quell'uomo tanto forte e robusto si vedeva che sotto i colpi così fieri e così repentinamente replicati della sventura aveva vacillato, ma non era caduto disfatto. Le chiome in que' pochi giorni gli si erano incanutite, dimagrata la faccia, fatte più profonde e più numerose le rughe della fronte; smarrita affatto quella vivacità alacre ed allegra che era l'espressione dell'operosità instancabile della sua natura; ma l'occhio pur nella sua mestizia serbava una luce, le labbra serrate avevano una rigidità di linee che ben rivelavano un'anima pronta a lottar tuttavia colla sorte e cogli uomini. Il suo cordoglio, la passione, la pietà per la figliuola e il dolore per la ferita del figlio, pareva ch'egli cercasse distrarre mercè una febbrile attività con cui s'era dato a riparare i danni dell'incendio e del saccheggio, ristaurare la fabbrica e ravviare il corso interrotto dei lavori. In casa, presso la famiglia, veniva di frequente, ma ci stava assai poco; appena se ci compariva, gettava sopra Maria uno sguardo pieno di tenerezza, interrogava il figliuolo, faceva come atto d'incoraggiamento una mesta carezza alla moglie, e via di nuovo. Pareva che rimaner lontano dai suoi non potesse, timoroso ad ogni momento che una nuova sciagura precipitasse su di loro, e starne in compagnia troppo gli fosse doloroso. Delle vicende passate nè anche egli non faceva mai cenno veruno. Era una tacita intesa di tutti quegl'infelici di non parlarne mai. Solo una volta che l'occasione inevitabilmente ne venne, il sor Giacomo, la cui natura era impetuosamente franca, lasciò scorgere tutto l'odio che implacabilmente aveva concepito per quello scellerato ingannatore della loro fiducia, per quel traditore assassino della sua figliuola; ma questa udendo le invettive e le imprecazioni del padre contro l'uomo ch'ella amava pur sempre, s'era levata in piedi pallida ed angosciata, aveva fatto barcollando i pochi passi che la disgiungevano da suo padre, un'ineffabile espressione di preghiera nel volto doloroso, nella mossa delle mani tese, e venutale presso gli aveva dolcemente posta la destra sulle labbra, senza dire una parola, ma con un gemito che significava ed era tale da intenerire più d'ogni discorso. Giacomo da quel momento s'era imposto di vegliare più attentamente su se stesso e di non lasciarsi più sfuggire un detto mai su quell'argomento.

Vedendo entrare, tratta per mano da Maria, la contessina Virginia, Giacomo si volse meravigliato e s'inchinò rispettoso, Francesco arrossì ed ebbe un guizzo di gioia negli occhi, Teresa si levò in piedi, ed accortasi di una certa animazione nella fisionomia e nella mossa di Maria, cosa che non era avvenuta più dopo l'orribile sventura, sperò che Dio l'avesse allora esaudita e la presenza e le parole della nobile donzella avessero potuto recar conforto, dar consolazione ed ispirar coraggio all'afflitta figliuola.

Ma la sua illusione, pur troppo, non potè essere di lunga durata. La fanciulla s'avanzò con passo risoluto fin presso ai genitori ed al letto del fratello, e là, prima che niun altro avesse tempo ad aprir labbro, parlò di questa guisa:

— Padre, madre mia; sono venuta a manifestarvi, in presenze di questa recente ma nobile e generosa amica, la quale fu la sola che nella mia sventura non mi abbia abbandonata, ma ne prese anzi occasione a mostrarmi tutta la bellezza dell'anima sua e la squisitezza del suo affetto: sono venuta a manifestarvi la irrevocabile determinazione che Dio mi ha ispirata, che ho presa, che credo mio dovere seguire nelle dolorose circostanze in cui mi trovo. Se finora non ve ne ho parlato benchè fin dal primo giorno fosse balenata alla mia mente e l'avessi in massima accettata, si è perchè ho voluto prima discuterla meco stessa e farmi tutte le obbiezioni che vi si possono affacciare per vedere se la si poteva efficacemente combattere, e cimentarla coll'amore che ho per voi, col concetto che mi rimane de' miei doveri di figlia a vostro riguardo. Essa ha resistito a tutto; la voce che mi chiama si è fatta anzi sempre più forte; l'impulso che mi spinge diventa più potente ogni giorno. Parlando con Virginia, testè, una forza superiore mi trasse a svelare il mio segreto proponimento; sentii subito allora come, poichè quel mio disegno era uscito una volta dalla chiostra della mia coscienza, diventava mio debito di farne partecipi tosto, voi, padre e madre miei.

Il sor Giacomo la interruppe con un'impazienza che il suo carattere non gli consentiva più di frenare, ma a cui l'affetto levava ogni asprezza.

— Qual è dunque questo tuo proponimento?..... Parla, e pensa che i tuoi genitori, che la tua famiglia ebbe in questi giorni già troppi dolori, perchè tu venga volontariamente ora a recargliene altri.

— Perdonami, padre mio; perdonami anche tu, mamma; ma questo dolore io sono proprio costretta a recarvelo. Non posso più appartenere al mondo, e non voglio; non posso e non voglio esser più di nessuno fuor che di Dio: entrerò in un monastero e mi farò monaca.

La madre non rispose che con un gemito, e lasciandosi cadere seduta si nascose nelle mani la faccia; Giacomo fece un atto di sdegnosa sorpresa e ruppe in parole cui la presenza soltanto della contessina valse a temperare.