— No: è ordine preciso di mettervi in comunicazione con quei signori.

Gian-Luigi represse un sospiro, si passò le mani sulla faccia, quasi volesse con quell'atto fermarsi la maschera d'indifferenza superba che imponeva alle sue sembianze e disse:

— Allora andiamo pure.

E tenne dietro al guardiano accompagnato dai quattro secondini, che tosto gli si misero alle coste.

Al primo presentarsi, Gian-Luigi apparve a Don Venanzio un po' più pallido del solito e dimagrato, ma sempre colla medesima aria d'imponenza, di superiorità e di sicurezza. Il marchese, che non ricordava aver visto mai il sedicente dottor Quercia, fissò non senza una certa emozione il suo sguardo sul giovane che, mossi pochi passi, s'era fermato dinanzi a loro, e fu colpito dalla nobile figura di lui, dalla fiera espressione de' suoi tratti, più di tutto da una abbastanza spiccata rassomiglianza colla defunta sua sorella, prova questa non meno delle altre efficace, della discendenza di quel reo, della consanguinità che a lui, marchese, consigliere della Corona, ministro di Stato, confidente del Re, avvinceva quel miserabile.

Gian-Luigi riconobbe di botto il vecchio sacerdote e l'autorevole gentiluomo ch'egli aveva visto più volte e in sociali convegni e nel corteo del Re; e fosse la vergogna di comparire innanzi a que' due in tale stato e condizione, fosse una subita emozione di sorpresa, un lieve rossore gli soffuse le guancie mentre i suoi occhi si chinavano a terra. Ma fu un istante e nulla più. Le pupille si rialzarono di nuovo con tutta l'usata sicurezza, il volto riprese l'impassibilità abituale coperta dalla vernice della cortesia; ed egli si avanzò verso i due visitatori, col garbo e coll'eleganza di un gentiluomo che riceve personaggi degni del maggior rispetto nel suo salotto.

— Loro signori, diss'egli, a visitare il povero carcerato!... Non mi stupisce di Lei, Don Venanzio; questa è opera di carità, ed Ella è stata posta al mondo per dar l'esempio di tutte le carità: e poi Ella mi conosce e mi fa il generoso regalo di volermi bene. La sua venuta mi prova che questo suo affetto la non me l'ha ritolto, ora ch'io son caduto nella disgrazia; e le accerto che non m'aspettavo punto che fosse altrimenti; ma qual ragione mai può valermi l'onore d'una visita di S. E.?

E' parlava con tanta libertà di spirito ed agiatezza di maniere che il marchese, il quale si sentiva impacciato a dispetto dell'autorità del suo grado, del suo frequente trattare coi più alti personaggi, non potè a meno di pensare quella essere una prova o del soverchio indurimento nel male di quel giovane, o della sua innocenza: osò sperare un istante quest'ultima, e i suoi occhi espressero un desiderio, un'emozione cui notò Gian-Luigi e, non comprendendone il perchè, si affaticò colla mente ad interpretare. Ma per quanto pensasse, non una supposizione glie ne veniva che gli sembrasse avere il senso comune, e tanto si struggeva della curiosità che riusciva a mala pena a frenarla.

Nessuno dei due vecchi aveva ancora risposto, impediti e l'uno e l'altro da diverso turbamento. Quercia, come se fosse nel suo quartiere a far gli onori del sontuoso salotto, accennò con gesto pieno di grazia le seggiole e disse, argutamente sorridendo:

— Facciano il favore d'accomodarsi. Mi rincresce che non ci ho poltrone da offrir loro nè un allegro foco nel camino, che sarebbe troppo necessario in quest'atmosfera da ghiacciaia; ma il generoso padron di casa, che ora mi alberga, non mi concede altre sontuosità da queste.