Nell'uditorio vi fu un movimento che indicava accresciuta ancora la tanta attenzione con cui si ascoltavano le parole dell'imputato.
Questi pronunciò lentamente, con parola chiara e spiccata:
— Non dirò pure una parola che riguardi il processo e i tanti capi d'accusa che si affacciano contro di me e i miei coimputati. Per rispondere converrebbe ch'io volessi o difendere la mia innocenza e la mia vita, o coadiuvare la giustizia nella ricerca della verità; ora io non voglio nè l'una cosa, nè l'altra. Della mia sorte non mi curo e l'abbandono al caso; nella ricerca del vero vo' lasciare che la giustizia se la districhi da sè colla facilità dell'errore.
Il Presidente lo interruppe con tono di rampogna, riprendendo, nel parlargli, il voi.
— Questa è una nuova colpa. Avete il dovere di rischiarare nelle sue indagini la giustizia.
— Cotal dovere io non me lo sento per nulla.
— Lo avete pei vostri complici.....
— Non ammetto d'aver complici.
— Vuol dire che negate.
— Nè nego, nè affermo: mi taccio.