La vecchia Margherita a sentire quella tremenda parola di morte mandò un gemito e tendendo le braccia verso il suo Giannino che le stava dinanzi:

— Oh figliuol mio! esclamò.

Il medichino le si volse mestamente sorridente e con tono di pietà e d'autorità insieme le disse:

— Calmati; taci; non isgomentarti.

Passato il fremito della prima impressione prodotta nell'affollato uditorio da quella sentenza di cui pure già s'aspettavano quali erano le disposizioni, il Presidente si volse ai condannati e disse loro se avevano qualche cosa da dire.

Il medichino fece come se nulla avesse udito; ma Stracciaferro, Graffigna e Marcaccio si drizzarono tutti tre di scatto.

— Abbiamo da dire, gridò Marcaccio con voce stentorea, ma che un pochino tremava, che qualcheduno l'ha da pagare..... e subito!

Ciò dicendo si slanciò sul carabiniere che aveva presso e lo afferrò alla gola: nel medesimo tempo Graffigna e Stracciaferro scavalcavano la barriera, quest'ultimo si gettava addosso al secondo carabiniere che trovavasi all'altro capo del banco; e Graffigna sgusciava, agile e pronto com'era, verso Macobaro.

Successe un momento di confusione indescrivibile. L'uditorio spaventato credette vedere tutta quella massa di malfattori precipitarsi sopra di esso per aprirsi fra di lui un passaggio alla fuga: gli uomini si levarono, le donne strillarono e minacciarono svenire: si fece ressa alla porta per iscappare. I carabinieri così aggrediti, frattanto, non potevano far uso delle armi, perchè stretti corpo a corpo dai loro robusti avversari, e i loro compagni non potevano venire in loro aiuto, perchè, allogati nelle corsie de' banchi, avevano il passo impedito dalla persona medesima di chi si trattava di soccorrere, ed inoltre avevano da tener d'occhio gli altri condannati cui temevano veder levarsi ancor essi ed assalirli.

Ma non era tanto la libertà che volevano ottenere i tre assassini insortisi a quel modo, quanto la vendetta contro il complice traditore. Non ostante la sorveglianza dei carabinieri, che dovevano impedire ogni comunicazione fra gl'inquisiti, essi, mercè sguardi, cenni, ammicchi e qualche mezza parola, avevano ordita la congiura, ed era stato Graffigna ad immaginarla, per vendicarsi di Macobaro il giorno e il momento medesimo in cui sarebbe loro stata letta la sentenza. Stracciaferro e Marcaccio, poderosi di membra com'erano, dovevano contenere i due carabinieri più prossimi, e Graffigna lesto saltare sul traditore e strozzarlo. Il programma fu eseguito alla lettera. In mezzo a quel tumulto che ne nacque fu udito ad un punto un grido di spavento indicibile, poi un rantolo: Graffigna aveva preso alla gola il vecchio rigattiere e colle sue mani nervose, piantandogli le unghie entro la carne, lo stringeva con una forza che l'odio accresceva a più doppi. Livida diventava la faccia del miserabile, gli occhi fattisi pieni di sangue gli uscivano dalle orbite, le vene della fronte si gonfiavano e parevano corde tese prossime a rompersi, un'espressione orribile di sbigottimento, di dolore, di agonia contraeva quei lineamenti convulsi, le mani adunche si agitavano nel vuoto, come per domandare aiuto, come quelle del naufrago che cercano abbrancarsi a qualche cosa. Un carabiniere potè finalmente arrivare in soccorso di Arom e fece a trarre in là l'assassino che si abbandonava con tutto il suo peso sopra la vittima, e non riuscendovi per quanto forti strappate gli desse, si pose a percuoterlo sulla testa col calcio della pistola; in quel frattempo s'udì un colpo di arma da fuoco, ed un corpo sanguinoso fu visto strammazzare nello spazio vuoto a metà della sala. Era Marcaccio. Il carabiniere da lui afferrato alla gola, vedendo non poter aver ragione del suo assalitore, e già sentendosi mancare il fiato, aveva lasciato andare la carabina di cui non poteva servirsi in quel serra serra, e toltasi di dietro le falde della montura una delle pistole che vi portava appese, ne aveva appoggiata la bocca alla nuca del condannato colla direzione volta in su, ed aveva sparato; la palla, traversato il cervello ed il cranio di Marcaccio, era andata ad allogarsi su in un trave del soffitto. Stracciaferro, più forte, aveva impedito al carabiniere su cui egli s'era gettato, di far uso delle armi, ed avendolo steso a terra mezzo soffocato, erasi impadronito della carabina e si levava su terribile colla baionetta inarcata contro gli altri carabinieri, che riusciti a districarsi dagl'impacci, stavano per lanciarsi contro di lui.