— Sia ricondotto alla sua carcere, comandò il sott'ispettore.
Zoe e Gian-Luigi scambiarono ancora uno sguardo in cui mille cose si contenevano, e il prigioniero scomparve nell'oscurità del corridoio, in cui metteva l'uscio di quella stanza. S'udirono per un poco i passi di lui e de' suoi accompagnatori suonare cupamente sotto le vôlte, poi tutto ridivenne silenzioso come la tomba.
Barnaba e la Zoe erano di nuovo faccia a faccia e soli in quel silenzio notturno.
Ambedue avevano ancora qualche cosa da dirsi e capivano che una maggiore spiegazione era necessaria fra di loro, e provavano una difficoltà grandissima a trovar le parole.
Fu Barnaba che incominciò. Venne presso alla donna e le disse con voce sommessa, come se avesse vergogna egli stesso d'udire le sue parole:
— Io feci quel che voleste; a voi ora il mantenere la vostra promessa.
La cortigiana lo guardò con un superbo disdegno.
— Voi volete per un picciol merito un troppo ghiotto compenso.
Ad un tratto cambiò espressione di fisonomia e d'accento, prese vivamente le mani di Barnaba, le strinse forte, ed accostando a quella di lui la sua faccia illuminata dal più vivo riflesso d'una fiamma che parea quella dell'amor sensuale, le sue pupille brillanti d'una luce diabolicamente affascinante, gli susurrò con tono di violenta passione:
— Salvatemelo..... fatelo fuggire..... ed io vi darò tutte le voluttà del paradiso... e dell'inferno...