— È giusto... Che cos'è un uomo che per voi ha commesso un delitto, che ha affrontato la forca per voi, che si è condannato ad un'intera vita d'abiezione per voi?... Egli non merita pure un posticino di memoria nella vostra anima di donna.... Non è vero, Martuccia?

All'udire questo suo antico nome, da lei medesima quasi obliato, fu un vero spavento che assalse la cortigiana, come se vedesse innanzi a sè sorgere uno spettro: ed era in vero lo spettro del suo lontano passato che le compariva in quell'enimma di uomo.

— Voi conoscete quel mio nome!... Ma chi siete dunque?

— Mi domandaste che cosa vi ha di comune fra di noi? C'è un orribile vincolo che ci lega: un delitto, il sangue d'un uomo ucciso per vendicar voi e me...

Allora essa lo riconobbe finalmente; gettò un grido e chinandosi verso di lui a guardarlo meglio, esclamò:

— Gran Dio! Voi siete Pagliaccio?

— Son quello... Sono il compagno della vostra infanzia, il compartecipe dei vostri tormenti d'allora; il testimonio all'assassinio della vostra innocenza.

Quella donna indurita al vizio, incallita oramai alla corruzione, al rievocare di tal memoria si coprì colle mani la faccia.

L'antico pagliaccio continuava:

— Che cosa pretendo da voi?... Voglio della vostra beltà che fino dalla prima giovinezza, fino dall'adolescenza ha posto nel mio sangue un ardore insensato di desiderio... Voi non sapete, non potete pure immaginare quanto io vi amassi fin d'allora, quanto io vi abbia sempre amata di poi, quanto vi ami tuttora!..... Nelle taciturne meditazioni a cui m'abbandonava durante la nostra miserabile vita nomade di saltimbanco, quai sogni di felicità io faceva con un destino che ci fosse comune, in cui tutte avrei impiegate le forze dell'anima mia a procurarvi una tranquilla esistenza!... Quando lo scellerato nostro padrone vi fece quell'empio oltraggio, l'amor mio non isminuì di forza, ma cambiò natura: diventò men puro e forse anche più violento... Avrei voluto dapprima che voi foste morta di dolore e di vergogna per quell'orribile attentato... Vi avrei seguita ancor io nel mondo dei morti, ve lo giuro..... Poi venni a desiderarvi con furore, con frenesia.... Quante volte non pensai ricorrere ancor io alla violenza, e poi uccidervi ed uccidere me sul vostro corpo palpitante!.... Il pensiero dell'omicidio era entrato nell'anima mia, e mi possedeva come uno spirito maligno: non potevo sottrarmegli.... Quel che avvenisse spero non avrete obliato..... Quando vidi precipitare a terra morto quell'uomo, non un rimorso, non un rincrescimento mi nacque nell'anima; non pensai che a te! Fu allora soltanto che il tumulto della passione che mi fremeva nell'anima ebbe un primo, solo e fuggitivo sfogo: corsi da te, ti afferrai, ti strinsi in un amplesso fremente, ti baciai sulle labbra. Tu non te lo rammenti più quel bacio!.... Io l'ho portato meco come una sacra reliquia, come l'unico dolce tesoro della mia vita... Se tu allora fosti venuta meco, com'io ti dissi, che sarebbe stato di me, di noi? Chi lo sa? Forse ora tu non avresti l'infamia della cortigiana, ed io quella della spia..... Ah! non ti accuso, nè mi lamento, nè rimpiango nulla.... Se più non t'avessi rivista, sarei forse vissuto tranquillo nella ignominia del mio mestiere..... Ma la fatalità volle mettermi di nuovo fronte a fronte con te.