La Leggera mandò un'esclamazione di vero spavento.
— Ti leggo nell'anima, vedi: continuava l'antico pagliaccio. Tu mi faresti traditore al mio dovere, e poi mi pianteresti per ricongiungerti a colui: useresti di me come di un vile strumento, che quando ha servito si getta o s'infrange. Non mi ci lascio cogliere, disgraziata!... Quell'uomo che tanto ti sta a cuore, sappi che è forse l'unico al mondo ch'io odii. Ad ogni altro ti sei venduta, non l'hai amato: il vizio aveva preso di te tutta la materia, mi figuravo che nel fondo del tuo essere vi fosse ancora un'anima che sonnecchiasse e potesse ridestarsi ed espandersi ad un amore completo qual era il mio: venne costui, e tu gli desti anche l'anima. Egli ti ha posseduta tutta, ti ha corrotto anche lo spirito. L'odio, e morrà.
Zoe volle ribellarsi a quella feroce pressione, che tentava dominarla.
— No, esclamò con forza: io lo salverò, dovessi ricorrere a qualunque mezzo.
— Non lo salverai, perchè di mezzi non ce n'è alcuno. Il tuo Principe non muoverà un dito.....
La cortigiana fece un gesto di minaccia, che era una promessa di vendetta.
— Nè alcun altro — alcun altro, capisci — troverai pronto ad aiutarti.... Avessi tu anche un milione da gettare, non riusciresti nell'impresa, perchè son io qui a vegliare, e non è possibile nè ingannarmi, nè farmi cambiare di proposito.
La Leggera saettò Barnaba d'un'occhiata piena di collera, tanto più feroce, quanto più impotente.
— Tu vuoi dunque ch'io ti detesti?
— Detestami, ma piegati al mio volere.