— E tu vuoi?
— Il medichino salirà sul patibolo, se io non lascio penetrare presso di lui la morte che tu hai promesso recargli.... Or bene, la notte ultima sua, ch'egli passerà in confortatorio, sarà quella delle nostre nozze; il mattino, uscendo dalle mie braccia, ti lascierò entrare, un momento prima del carnefice, nella cella del tuo Luigi.....
Zoe respinse inorridita quell'uomo che si era piegato verso di lei per susurrarle queste parole all'orecchia.
— Mostro! esclamò essa; e fuggì sbigottita da quella stanza.
— Pensaci! le gridò dietro Barnaba: non ci hai più che un giorno. Domani probabilmente la domanda di grazia sarà respinta, e i condannati saranno messi in confortatorio; domani sera attendo un tuo cenno.....
La donna era uscita e correva raccapricciando per gli oscuri e freddi corridoi della carcere, e il guardiano che le doveva aprire poteva a mala pena tenerle dietro.
Ma l'odio di Barnaba aveva calcolato giusto: nissuna possibilità di salute era oramai pel medichino; invano Zoe tentò ogni via; dovette convincersi che altro ella non poteva far più per lui che procurargli l'invocato mezzo di sottrarsi all'infamia del supplizio. Prese tutto l'oro che possedeva e corse da un farmacista di cui aveva da tempo speciale conoscenza. Ebbero insieme un lungo e segreto colloquio; poi il chimico si ridusse solo nel suo laboratorio e la donna partì; ma verso sera questa tornò e si ridussero di nuovo a segreto abboccamento la cortigiana e lo speziale. Quando uscì dalla bottega, la Zoe aveva la faccia pallida, gli occhi turbati e le mani tremanti.
Il ricorso per la grazia era stato respinto: i condannati alle dieci del mattino erano stati introdotti in confortatorio: la sentenza di morte doveva essere eseguita il giorno di poi all'alba.
A sera già chiusa, Barnaba ricevette un bigliettino in cui era scritta una sola parola: «Venite.»
Era di pugno della Zoe.