I confratelli si volsero verso di lui a rispondergli. Il tempo di guardia dei due primi era trascorso, ed altri due si erano a quelli sostituiti, senza che il condannato pur se ne avvedesse. Uno di questi nuovi assistenti rispose adunque:

— È un buon religioso, il bravo Padre Bonaventura de' frati gesuiti che vorrebbe parlarle.

Gian-Luigi corrugò leggermente le sopracciglia.

— A me? domandò egli con accento d'uomo che non capisce il perchè d'una cosa: Padre Bonaventura? E che può egli aver da dirmi?

Il frate non lasciò rispondere da altri: cominciò per allungare il collo e mostrare il suo cappellone da gesuita e la sua faccia pienotta nel vano della porta, poi si fece innanzi e introdusse la sua grassa persona vestita di cotta nera.

— Caro mio figliuolo: disse con voce d'un'affettata dolcezza, che riuscì al paziente oltremodo antipatica: ti dispiace ch'io venga a fare un poco di conversazione con te?

Era una delle specialità di quel gesuita il confortare i condannati a morte, ed aveva fama di saper toccare il cuore ai più riottosi e convertire i più ricalcitranti. Si narrava di scellerati dal cuore induritissimo, che, avendo resistito alle esortazioni dei più eloquenti confessori, avevano poi finito per cedere alla insinuantesi, melliflua voce del gesuita. I casi più serii ed i birboni più matricolati erano riservati a lui; era questo uno dei suoi vanti eziandio, e soleva accorrere come divisione invincibile di riserva nella battaglia contro il demonio, per istrappare dagli artigli di quest'ultimo l'anima scellerata che si stava per lanciare nell'eternità. Il contegno del medichino coi due primi confratelli della Misericordia aveva già provato chiaro come quest'infelice appartenesse alla schiera dei pervicaci, e s'era pensato senz'attender altro, di far venire subito all'assalto le poderose forze dialettiche e teologiche dell'eloquenza del gesuita.

Questi poi era da se stesso offertosi sollecitamente ed andato incontro all'ufficio, perchè una gran curiosità gli era nata in corpo di veder chiaro in certi misteri cui frequentando assiduamente la casa Baldissero aveva colla sua solita accortezza notato in quella famiglia da alcuni giorni, misteri nei quali aveva subodorato aver parte il famoso medichino, condannato a morire. Come abbiam visto aveva egli appreso dalla confessione del moribondo Nariccia che il creduto Maurilio non era altrimenti il figliuolo della marchesina Aurora, ma che questi era da trovarsi in altro individuo possessore della metà di quella certa lettera di cui egli s'era reso padrone e che per suo mezzo era passata nelle mani del marchese. A lui non si era detto nulla più intorno a quell'affare: ma col suo acume il gesuita non tardò a concepire il sospetto che quel vero figliuolo fosse stato trovato, e da certi sguardi scambiati, da certi pallori e silenzi impacciosi subitamente avvenuti fra i componenti della famiglia Baldissero, quando nel loro salotto il discorso cadeva, come in que' giorni era troppo facile succedesse, sul così detto medichino, il frate era venuto ad argomentare che quel tale smarrito fanciullo potesse benissimo esser costui. Sdegnato che a lui non se ne fosse fatta la confidenza, e pensando che in qualche modo nell'avvenire la scoperta di questo segreto di famiglia aggiunto a quegli altri ch'egli conosceva già, avrebbe forse potuto giovargli, Padre Bonaventura decise impiegare tutta la sua arte nell'apprendere il vero, ed avvisò che metodo buonissimo da ciò fosse il sentire il condannato a morte nell'ultima sua confessione. Ed ecco perchè con tanto maggior zelo si affrettava a venir disputare quell'anima al demonio.

Ma al pari della voce falsamente amorevole, fu antipatica al condannato la figura ancora più falsa di quel frate. Il sorriso piacentiere di quelle labbra carnose da ghiottone gli dispiacque estremamente: quel sentirsi a dar del tu (usanza che il gesuita aveva con tutti i suoi penitenti) fece inalberare l'orgoglio permaloso di Gian-Luigi. Questi si levò in piedi, guardò il gesuita dalla cera ipocritamente umile, come un principe avrebbe guardato un pezzente, e rispose con superbo piglio:

— Che cosa vuoi tu ch'io me ne faccia della tua conversazione?