— Ella volle colla medesima porre al cimento l'anima tua: riprese vivamente il parroco, a cui le parole del giovane tornarono di botto il timore che la conversione di lui non fosse così certa come s'era lusingato. Ma il medichino, che non bramava ricadere in quei discorsi, si affrettò ad esclamare con tono d'ipocrisia che la sua abitudine di fingere faceva naturalissimo:
— Lo so, lo so; e benedico appunto quella buona Provvidenza, che traverso tanto succedersi di vicende mi ha menato a questo punto. La si rallegri anco Lei, caro Don Venanzio, che ha la bontà d'interessarsi alla salvezza della miserabile anima mia: io ho aperto gli occhi alla luce della verità, ed ecco il benemerito che colla sua dialettica, colla sua eloquenza veramente ispirata da lassù, ha eseguito su di me questa operazione di cataratta morale.
Accennava ciò dicendo a Padre Bonaventura, il quale nell'angolo dove s'era ritirato e stava ad osservare ogni cosa, prendeva una mossa tutto modesta, avvolgendo in un'ostentata umiltà di cristiano e di frate il merito e il vanto dell'allegata sua vittoria sull'errore. Nelle parole del condannato c'era una finissima beffa, e nell'accento una velata ironia, cui ben sentì lo spirito arguto del gesuita, ma di cui non s'accorse menomamente la bonaria semplicità e la buona fede della candida anima di Don Venanzio.
Questi si rivolse adunque verso il frate, e con vera espansione di affetto ammirativo, quasi di riconoscenza, gli disse:
— Permetta che anch'io, il più umile dei servi del Signor nostro che è ne' cieli, la ringrazi e la benedica per questa sua così bella e felice opera di carità. Io veniva qui piegando sotto il grave carico che credevo Dio mi avesse imposto: quello di condurre alla verità quest'anima miseramente traviata, e sentendo impari al còmpito le deboli mie forze. Ecco che pietoso Padre di lassù ha suscitato a tempo Lei per ottenere questa difficile vittoria, ch'io avrei forse invano cercata. Sia lodato e benedetto il Nome dell'Altissimo, e lasci ch'io nell'opera sua, reverendo, riconosca ed adori la clemenza e l'onnipotenza divina.
Tese una mano al frate, il quale pose in essa la punta delle sue dita.
— Sì: disse poi Padre Bonaventura con maggiori le mostre della sua ipocrita umiltà, torcendo il collo, serrando le labbra, alzando di traverso gli occhi al soffitto: io non sono che un misero stromento di cui piacque servirsi al Signore. Io non riconosco altro merito in me, ed innalzo al trono del Creatore i più fervidi rendimenti di grazie.
Il medichino ebbe di nuovo sulle labbra il più perfido sogghigno mefistofelico: ma per fortuna Don Venanzio non lo vide.
— Ella ha forse già udito in confessione questo infelice? domandò il parroco al gesuita.
— Sì: rispose quest'ultimo scambiando uno sguardo d'intelligenza col condannato: e domani prima dell'alba tornerò per recargli il santo viatico ed accompagnarlo fino all'ultimo passo tremendo.