Il figliuolo di Stracciaferro si spinse innanzi entro la carcere che era divenuta la camera mortuaria del suo compagno d'infanzia, e contemplò tremando lo spettacolo che gli si offerse alla vista. Gian-Luigi giaceva lungo e disteso per terra, le braccia larghe, le mani mollemente ripiegate, la testa un po' tirata all'indietro e quindi la faccia volta verso il soffitto: nei suoi lineamenti v'era una placidità, a cui però faceva contrasto la ruga caratteristica della fronte che era disegnata nettamente nella pallidezza d'avorio, ma che andava via via spianandosi, come se a poco a poco scancellata dalla mano della morte. Era forse la traccia dell'ultima lotta di quell'organismo contro la volontà, e forse meglio, di quell'anima contro l'idea; dell'ultimo cozzo dei pensieri, in mezzo a cui quello spirito inquieto e superbo, si era violentemente sottratto ai dubbi della vita per fuggire l'ignominia, per precipitarsi avidamente nel mistero della tomba, ansioso di trovarci il motto dell'enimma.
Maurilio stette mirandolo alquanto. Ad ogni momento cresceva la calma nelle sembianze del cadavere: e con questa calma veniva fuori agli occhi del giovane che lo contemplava una rassomiglianza di quei lineamenti con altri che gli erano impressi da lungo tempo nell'animo: il dolce viso leggiadro di Virginia. S'inginocchiò presso di lui, e depose un bacio su quella fronte che già era diventata ghiaccia.
— Addio per sempre, corpo che hai chiuso quella misera anima combattuta; ritorna i tuoi elementi al gran serbatoio della natura, e possa fin la memoria distrursi della tua vita. Tu spirito, che ora te ne sei sciolto, possa arrivare nella nuova esistenza immateriale a tanto progresso da essere poi, in altra prova terrena, oltre che un intelligente, un onesto.
Quanto più s'avvicinava l'alba e tanto più cresceva nel medichino l'agitazione ch'egli aveva dapprima dissimulata, ma cui ora non poteva nascondere più. Se la Zoe mancasse all'assunto impegno e fosse in qualunque modo impedita di recargli, come aveva promesso, la morte! Gli toccherebbe percorrere le strade della città sull'infame carro, coll'infame accompagnatura, in mezzo all'infame curiosità del volgo; gli toccherebbe salire gl'infami scalini del patibolo e pendere dal legno infame, ignominioso spettacolo ad una vil turba che ne prenderebbe codardo diletto. Questo pensiero tanto lo tormentava da toglierlo quasi di senno, sentiva sfuggirgli il dominio che aveva conservato sino allora su sè stesso; la volontà pareva sul punto di cedere travolta dall'impeto della passione e dell'istinto. Guardava intorno a sè con occhio smarrito, come per cercare un mezzo di morte, poichè quello invocato e sperato non gli giungeva; aveva già entro sè maledetta e sacrata al demone della vendetta la cortigiana da cui si credeva ora abbandonato. Quando udì all'orologio d'una chiesa vicina suonare le cinque ore, ogni speranza fuggì da lui: digrignò i denti, si morse le mani, e guatò intorno con tanta ferocia che i fratelli della misericordia se ne allontanarono impauriti. Due ore appena lo separavano dal supplizio; anche presentandosi tuttavia la Zoe, egli temeva che non le sarebbe più stato concesso giungere sino a lui. Ma allora appunto ch'egli si riteneva perduto, la salvezza arrivava. Un uomo dalla faccia scialba, con una strana espressione di stanchezza nelle sembianze, che parevano d'infermo, si presentò, accompagnato da una donna velata, alla porta del confortatorio e disse con accento di comando:
— Lasciate penetrare questa signora presso il condannato.
Si ubbidì al sotto-ispettore delle carceri; e quella donna entrò dove stava il moribondo. Questi udì il fruscio delle vesti e sollevò il capo; benchè velata la riconobbe; sorse di scatto con un'esclamazione di gioia e le mosse vivamente all'incontro.
— Sei tu, Zoe? Sei tu pur finalmente?
La cortigiana levò il velo dalla faccia.
— Sono io! rispose con voce cupa, sorda, stentata.
Ah! quanto era ella diversa dalla Leggiera che vedemmo lieta e procace nel palchetto del teatro! Come l'aveva cambiata quella notte trascorsa, stendendo sulla sua bellezza il pallore dell'angoscia, incavandovi le rughe della vergogna! Il medichino medesimo ne fu sovraccolto.