— No, Zoe: perchè vuoi tu accrescere il mio delitto? Lasciami morir solo.
Un'ombra nera comparve in mezzo ai fratelli della misericordia che s'erano ritirati presso la porta: era fra' Bonaventura che, secondo i presi accordi, veniva per essere compagno in quelle ultime ore al condannato.
— Il tempo preme: soggiunse Gian-Luigi che vide il gesuita, e gli fece colla mano cenno di aspettare un momento: coraggio, Zoe.
Questa si recò la mano alla bocca e vi pose una pillola grossa come una piccola nocciuola. Gian-Luigi afferrò la donna con un impeto che pareva di passione; la strinse al petto con abbraccio furibondo; ne cercò avidamente colle sue le labbra e le tenne suggellate in un bacio lungo, tenace. Nel silenzio di quella stanza e di quell'ora, si sentiva il palpito del cuore della Zoe; tanto era forte. Quando il medichino la sciolse dal suo amplesso, ella indietrò per alcuni passi vacillando, come se stesse per cadere: la pillola mortale dalla sua bocca era passata in quella di Gian-Luigi.
Successe un istante di silenzio.
— Addio! addio! gridò poi il medichino. Ora va... Tutto è finito.
Padre Bonaventura s'avanzava colla sua faccia ipocritamente dolcereccia. La Leggera parve voler parlare, ma la voce non uscì dalle sue labbra allividite, due lagrime le colavano giù delle guancie; agitò le mani, poi si premette il cuore, un penoso singhiozzo eruppe dalla sua gola, ed abbassato il velo, uscì vacillando. Gian-Luigi l'accompagnò con un ineffabile sguardo di compassione.
— Figliuol mio: disse il gesuita al condannato: in questa notte che oramai è trascorsa, Dio ha egli parlato al vostro cuore?
Gian-Luigi guardò il frate con una occhiata fissa, da cui era sbandita ogni espressione della primitiva ironia.
— Sì: diss'egli seriamente: e di quella sua parola me ne odo ancora entro l'anima l'eco che risuona.