La predizione del medico ebbe torto. Il morente ad un punto aprì gli occhi e girò intorno le pupille, conscio di sè e delle cose che lo circondavano: salutò con un'occhiata di gratitudine e di compiacenza coloro che lo attorniavano con mostre di dolce affetto e si dolevano del suo destino; fermò più a lungo e più commosso lo sguardo sulla bella testa canuta di Don Venanzio, che piangeva chetamente a lui vicino; volle stringere colla sua la mano del vecchio prete, ma non n'ebbe la forza; accennò lo sollevassero sopra i cuscini, e poichè fu soddisfatto al suo desiderio, parlò pianamente a colui che era stato il suo primo e vero e si può dire unico benefattore, che gli aveva fatto intellettualmente ed anche per affetto da padre.

— Non pianga, Don Venanzio; io sto per giungere là dove un po' meglio si vede la gloria di Dio. Non tema della salute dell'anima mia, non tema del mio avvenire oltre tomba. Ai moribondi avviene qualche volta che si conceda avere un sentore del mondo degli spiriti a cui stanno per approdare. Dio mi fu largo di tanta ventura. Nel mio assopimento ed anche ora mi stanno dinanzi le auree forme d'una sublime visione. Non gli occhi del corpo la contemplano, ma quelli dello spirito già apertisi, benchè tuttavia nel carcere della carne. Ella si spaventò per me, che abbandonai le forme della fede da Lei apprese alla mia infanzia. La si rassicuri: non è la forma, è la sostanza della fede che salva. Io credo al buono, al bello ed a Dio. Credo ed amo! Ecco i profeti e la legge.... Veggo nell'infinità dello spazio l'infinità dei mondi, e in questi, traverso a questi, l'infinità delle vite degli spiriti, da incarnazione ad incarnazione, da grado a grado; immenso elevarsi di anime verso l'inarrivabile. Nel cammino chi s'arresta, chi travia, chi cade: — ma niuno è perduto. Il male non ha l'autorità dell'assoluto; è una contingenza; è l'ombra; privazione, non corpo; negazione, non sussistenza; è il divenire del bene. La grande fraternità degli spiriti che si sviluppano nella materia, cominciando dalle prime manifestazioni della vita sino all'intelligenza che si accresce e si accresce vestendo sempre meno di materia: questa grande fraternità scrive la sua storia e la imprime per mezzo dell'eterea luce nell'infinità dello spazio che i raggi percorsero, percorrono e percorreranno sempre, sempre, senza principio, senza interruzione, senza fine. Questa luce, latrice delle immagini d'ogni avvenimento cosmico, cammina, cammina nelle profondità dello spazio: correte alla distanza che occorre e troverete rappresentate le fasi geologiche dell'esistenza primitiva della nostra terra. In queste pagine immortali mi lasciò un momento scorgere la clemenza di Dio. Tosto che sarà spirito disumanato, le potrò leggere con occhio sicuro. Tutto il passato è così sempre presente, e tutto coesiste nell'attimo. La luce delle lontane stelle che giunge a noi dopo due mila anni di viaggio è per noi il presente, e per loro è il tempo forse già sepolto nell'oblio.

I presenti credevano ch'ei vaneggiasse; Don Venanzio lo pregò a non istancarsi cotanto nella fatica di parlare che era molta e sempre maggiore per lui, al quale il fiato ad ogni minuto diventava più oppresso e più debole. Ma il moribondo scosse lievemente la testa, facendo un mesto sorriso.

— Lasciatemi dire: rispose: pochi minuti soltanto mi rimangono, ed ho desiderio di comunicarvi ancora tante cose!

Si rivolse ai giovani amici suoi, Selva, Romualdo, Vanardi e Tiburzio.

— Seguitate ad amare la patria. L'amore tanto è più nobile, quanto più si stacca dall'individuo ed allarga la cerchia della sua azione. Chi si sente di amare la patria, come altri ama la sua amante, è una delle anime più generose del mondo. Cristo amò così l'umanità e fu l'essere il più sublime e il più divino che abbia visto la terra. La patria avrà bisogno di voi; possiate dare esempio agl'Italiani di sacrificio, non solo della vita, ma dell'interesse, delle passioni, dei pregiudizi personali: di questi sacrificii hanno bisogno le nazioni per risorgere e farsi grandi: e di questi sacrificii temo gl'Italiani non troppo capaci. Virtù ci vuole, ed amore!.... Amatevi tutti. Amate que' poveri vostri fratelli costituiti nella perenne minor età dell'ignoranza, che formano la plebe. Amateli ed educateli — e date alle loro famiglie il pane e la sicurezza della vita....

Il respiro a questo punto gli mancò affatto. Fe' cenno che soffocava, e Giovanni Selva fu lesto a sollevarlo nelle sue braccia.

— Quanto a me: soggiunse con voce che appena si poteva udire: non obliatemi affatto... ed amatemi un pochino, anche morto.... Io ho perdonato tutti e tutto... Domando che tutto e tutti mi perdonino.... Ho sofferto molto, ed ho amato tanto!... E non ebbi un'ora di gioia.... L'avrò nell'avvenire... (Fece un ineffabile sorriso). Oh! se l'avrò!... Vorrei parlare ancora... e non posso più... Sento un'onda di poesia divina che m'invade... Se la potessi esprimere!.... Voi bacierete la mia fronte, quando sarò cadavere..... Essa albergò un'intelligenza.... Date quest'addio ad una miserabil forma che si distrurrà per sempre... Addio! addio! addio!

Levò verso il cielo le sue pupille larghe, in cui correvano tratto tratto guizzi di luce simili a quelli d'una lampada che sta per ispegnersi, ed una inesprimibile aura di beatitudine gl'illuminò la faccia: egli vedeva innanzi a sè lo spirito protettore della sua vita.

— Sei tu, madre mia: esclamò con immenso affetto: tu che pur da morta, non abbandonasti il figliuol tuo nel mondo!... Tu che ora mi chiami ed inviti!... Vengo, vengo, vengo!... Ecco la luce!... Ecco l'etere!... Ecco l'infinito!