«Padre Bonaventura
della Compagnia di Gesù

Il marchese, nel leggere queste parole, provò una dolorosa scossa. Qual poteva essere il fatto della sua famiglia a cui aveva partecipato il gesuita, se non quello appunto del quale aveva fino allora discorso alla nipote, e con quanta pena dell'anima, Dio vel dica! E che cosa poteva essere il nuovo avvenimento di cui faceva cenno il frate, il miracolo della Provvidenza ch'egli diceva riguardo a quella funesta storia? Invero doveva pur confessare egli a se stesso che da due giorni tutto in lui e intorno a lui pareva cospirare a far rivivere quelle sanguinose memorie che dopo tanti anni dovevano essere e pensava egli stesso obliterate e sepolte: tutto, il suo pensiero, il suo rinascente rimorso, gli eventi che parevano voler riprodurre per la nipote le tristi vicende avvenute alla sorella. Era dunque veramente la Provvidenza che veniva preparando le cose allo scoppio di qualche nuovo episodio di quel dramma non ancora finito? Ma quale?... Una viva impazienza, un'ansiosa curiosità lo assalse di saper tosto che cosa fosse questo mistero adombratogli dalle parole del frate. Fu sul punto di uscire egli stesso e recarsi senza indugio al convento dei Gesuiti al Carmine; ma si trattenne. Scrisse e mandò a Padre Bonaventura la seguente risposta:

«Il marchese di Baldissero aspetta a casa sua il Reverendo Padre Bonaventura domani alle ore nove della mattina.»

CAPITOLO V.

Quella medesima sera, in cui successero i tristi fatti che abbiamo narrati alla fabbrica dei Benda, Maurilio, ignaro di quelle funeste vicende, avendo sfuggito ogni compagnia, perchè desideroso di rimaner solo col tumulto de' suoi pensieri, col cumulo de' suoi affetti e delle sue passioni, se ne tornava verso il palazzo Baldissero, ora sua dimora, a lento passo, dopo un lungo giro fatto nella parte più solitaria della città, insensibile all'aria frizzante della sera, quando alla cantonata proprio del palazzo medesimo, vide un piccolo essere spiccarsi dalla parete, e ponendoglisi dinanzi dirgli colla voce rauca d'un bambino assiderato dal freddo:

— Giusto Lei che aspettavo; ho una commissione da farle.

Maurilio riconobbe la vocina, la faccia patita ma intelligente, l'occhio vivo e la testa arruffata di Gognino il nipote della Gattona.

— Tu qui? diss'egli assalito di subito da una specie di rincrescimento d'aver perfettamente obliato il suo piccolo protetto. E m'aspettavi?

— Gnor sì. È la nonna che mi ci ha mandato e guai se me ne andavo prima di averla vista e parlatole.

— E come sapevi tu che io sarei venuto qui in questa strada?