Il gesuita si curvò ancora di più verso il marchese, abbassò ancora più la voce e rispose:
— Qui nello stesso suo palazzo.
Il marchese afferrò una delle mani del frate e gliela strinse forte.
— Si spieghi, la prego: disse con voce vibrata, in cui più che una preghiera era un comando.
Padre Bonaventura narrò quanto aveva appreso dalla Gattona, la circostanza de' contrassegni, l'intromissione di Don Venanzio e va dicendo quello che noi sappiamo già.
Il marchese ascoltò tutto ciò con un'agitazione ed un turbamento cui non cercò in modo nessuno di dissimulare: quando il frate ebbe finito, rimase un istante immobile, il capo chino, come senza volontà e senza consiglio. Ancor egli vedeva in questo succedersi e combinarsi d'avvenimenti la mano della Provvidenza, che voleva riparato un tale delitto, e si veniva chiedendo che cosa gli toccasse di fare in presenza di cotali circostanze. Il gesuita che indovinava ciò che si passava nell'animo di lui, disse col suo accento e co' suoi modi insinuanti:
— Sì, qui è innegabile il Dito di Dio che ha voluto trarle innanzi a Lei quel disgraziato giovane, perchè Ella lo salvasse.
— Qui!... qui stesso!... esclamò allora il marchese rompendo il silenzio. Come un estraneo, come un poveretto sono io stesso che l'ho introdotto nella casa di sua madre! Oh poichè Iddio lo volle fare in questo modo rientrare sotto questo tetto, gli è perchè ci rimanesse come a suo posto....
Era la naturale generosità del marchese che si manifestava nel suo primo impulso; ma l'interruppe l'accortezza delle convenienze che parlò colla voce melliflua del gesuita.
— Guardiamoci di non interpretare malamente i disegni di Quel di lassù. Certo a riguardo di questo giovane qualche cosa ha da farsi, ma che sia questo qualche cosa, converrà deciderlo con matura e ponderata riflessione.