— Oh che giustizia è questa? Che ho da lasciare sul lastrico i miei bimbi crepar di freddo e di fame? La loro madre è allo spedale... Me mi gettano in carcere che sono innocente... Vogliono dunque farci morir di miseria noi poveri e i nostri figliuoli..... Me li lascino guidare all'ospizio, non domando altro.
Un signore vestito da buon borghese, d'età inoltrata, d'aspetto pieno di bontà, che passava per caso colà, si fece innanzi e disse ai birri con un accento tra di autorità, tra di preghiera:
— Via, non maltrattate così questo pover'uomo.
Gli sgherri gli si volsero inveleniti:
— Chi è Lei?.... Che cosa viene a ficcare il suo naso qui in mezzo, Lei?
— Io posso darvi di me il ricapito che vi piace. Sono Defasi, libraio di S. A. R. il Principe di Carignano.
Queste parole fecero effetto sui birri, come non poteva mancare di avvenire in quei tempi, quando in presenza d'un agente qualunque del Governo si invocasse il nome di qualcheduno appartenente alla Corte.
— Signore, risposero con meno burbanza, noi abbiamo ordine preciso di condurre quest'uomo in prigione, e capisce anche Lei che bisogna pure facciamo il dover nostro.
— Sta bene; ma non entra nel vostro dovere il regolarvi in tal barbaro modo. Lasciate ch'io dica due parole a quest'uomo.... Oh non dubitate che le udrete anche voi, e credo che dopo di esse egli camminerà senza contrasto.
I poliziotti annuirono tacitamente con una stretta di spalle.