—Tu straccerai inutilmente quel cordone, cara mia. Se non isbaglio, hai già suonato dall'alcova… Chi è venuto?… Ebbene, non verranno di meglio adesso. Suonassi fin domani, nessuno verrà… te lo assicuro io.
—Tu hai comprato i miei servi?
—Sicuro! Senza di ciò come potrei io essere qui?
Matilde si slanciò verso l'uscio del corridojo; ma Emilio sorse di scatto, le si gettò innanzi, e la fermò afferrandole colle mani ambedue le braccia.
—Che cosa vuoi fare?… Fuggirmi?… Impossibile.
Ella s'agitava per liberarsi; la veste le si aprì di più sul petto, e gli occhî di Emilio caddero sulle seducenti curve del seno; egli strinse viepiù quelle braccia, tanto da lasciare su quella morbida pelle il livido dell'ammaccatura, le abbassò di viva forza, si curvò su quel giovane femmineo corpo fremente, e stampò un bacio che pareva un morso sul candore di quella spalla.
Matilde gettò un alto grido di indignazione, di ribrezzo, di orrore. Fece uno sforzo supremo e riuscì a svincolarsi dalle mani di lui; lo respinse lontano da sè, e presa da un accesso di spavento si diede a gridare:
—Ajuto! Ajuto! Lisa! Battista! Babbo!
Emilio stava innanzi all'uscio del corridojo ad impedirle il passo.
—È inutile ogni tuo grido, ogni tua smania. Te l'ho già detto e te lo ripeto; nessuno verrà. Lisa e Battista, a quest'ora, sono lontani delle miglia, e tuo padre, ci vuol altro che la tua voce a destarlo.