Queste ultime parole fecero correre un brivido di angoscia per le vene di Matilde: ricordò la pozione notturna, l'odore strano, le goccie versate da Emilio. Si arretrò di orrore.

—Infame! gridò, tu hai avvelenato mio padre!

—Grazie della buona stima che hai di me: diss'egli con quel suo odioso sogghigno. Gli ho dato del soporifero che lo farà dormire quieto quieto fino alle otto o alle nove. E vedrai come egli se ne sentirà meglio.

—Babbo! babbo! gridò di nuovo Matilde disperatamente… Oh il mio povero padre!… Voglio vederlo.

Ma Emilio non si tolse dall'uscio.

—È inutile, disse, tanto e tanto non lo sveglieresti; e, se riuscissi a destarlo, gli nuoceresti assai.

—Non lo sveglierò, ma voglio vederlo… Ah babbo mio! babbo mio!

Ed ecco dalla camera vicina la voce del padre risponderle fiocamente:

—Matilde! che c'è!… Hai bisogno di me! Vengo vengo.

Matilde mandò un grido di gioja, Emilio si morse rabbiosamente le labbra.