—E così? gli gridò Alberto appena Cesare fu a un punto dove gli arrivava la voce. Che cosa risponde?

Ma Cesare, affannato, con segni vibrati che supplivano alle parole, cui per lo strafiato non poteva profferire, gli fece intendere che qualche cosa di nuovo era capitato, e qualche cosa di grosso, per cui egli era tutto sossopra.

—Che cosa c'è? Che cos'è stato? domandò Alberto ansiosamente.

—Ah! vieni, vieni subito, gli disse Cesare. Matilde ha preso male.

—Matilde! esclamò Alberto turbatissimo.

—Sì. Ha delle convulsioni… del delirio… dice parole che non si capiscono… ti chiama…

Alberto si mosse tosto con impeto: ma poi si fermò.

—E quell'altro?

—Ah! non l'ho visto.

—E se viene?