—E io?… E lui?… Oh donne, donne, che credete tutto il mondo debba cedere ai vostri desiderî!… Ma tu hai dunque obliato quanto è successo, quanto hai visto tu stessa cogli occhî tuoi?… Io sono stato assalito brutalmente, con prepotenza percosso nel modo più oltraggioso, tanto che nessuno, fosse pure un santo, lo potrebbe perdonare; ne richiedo, com'è mio diritto, la riparazione, e quando questa mi si dovrebbe dare, io mancherei, fuggirei?… Oh per Dio!… tu hai l'audacia di domandarmi addirittura l'impossibile.
—Emilio! Emilio! esclamò Matilde stringendo le mani quasi in atto di preghiera, e mettendo nella sua voce una intonazione più calda. Nessuno, ti ripeto, potrebbe accusarti… Io ti difenderei… Ogni anima bennata… che dico?… Tutti, tutti riconoscerebbero in questo un atto di generosità, un atto di cui la tua anima deve pure essere capace… Pensa che avresti una riconoscenza eterna in me, ne' miei figli, che ti benediranno e pregheranno per te tutta la vita… Oh, ci deve pur essere nel tuo cuore una fibra che si commova al pensiero di essere benedetto come il salvatore d'una famiglia!… Pensa al tempo in cui ti sarà sopraggiunta la vecchiaja, in cui s'accosterà il giorno della morte. Non sai tu che il pensiero del male che avrai commesso ti affannerà le ultime tue ore? che vedrai i fantasmi delle tue vittime apparirti ad imprecare e maledire? Invece il ricordo della generosa azione ch'io ti domando, ti sarà di conforto e di speranza!…
Parve a questo punto a Matilde di vedere dileguato dal volto del cugino quel sogghigno scettico e ironico con cui egli aveva ascoltato fin allora le parole di lei e un'ombra di commozione manifestarglisi negli sguardi. Era invece che la emozione della giovane donna dava alla bellezza di lei nuove attrattive, nuovo splendore, e, a dispetto di tutto, ridestavasi in lui la fiamma della concupiscenza.
Essa, illusa, gli si fece più presso, gli prese le mani; pensando ai figli, la madre superò ogni ripugnanza, ogni rancore, ogni disprezzo per quell'uomo, e con voce piena di supplicazione, quasi d'affetto, continuò:
—O Emilio!… Per tutto quello che c'è di più sacro sulla terra, per l'anima tua, se tu possa esser lieto e felice, non rigettare una povera madre che t'implora… Io sono stata sdegnosa e superba teco… Vuoi che mi umilii a te dinanzi? Eccomi a' tuoi piedi! Abbi pietà di me, abbi pietà di mio padre, abbi pietà de' figli miei!
E si gettò ginocchioni, tenendolo sempre per le mani, sollevando verso di lui quel suo bel viso acceso di commozione, di desiderio, di speranza, que' suoi occhî splendidi, pieni di tanta luce, di tanto amore. Era, in quell'atto, così potentemente bella, che tutto il fuoco della passione in Emilio divampò, divenne irresistibile. Egli si chinò verso di lei, gli occhî fiammeggianti di libidine, le labbra tumide e frementi; l'afferrò alla vita per sollevarla a sè, e balbettò con voce rotta dalla intensità della passione:
—Ebbene, sì… se vuoi!… Egli mi aspetti là… invano… e tu compensami col tuo amplesso.
Per Matilde fu come se vedesse a un tratto drizzarlesi innanzi il capo d'una vipera. Balzò in piedi, si sciolse bruscamente dalle braccia di lui, e respingendolo da sè con tutta la sua forza, esclamò:
—Miserabile!… miserabile!… Mi fai ribrezzo ed orrore!…
Successe un momento di silenzio. Emilio si morse le labbra fino al sangue; poi parlò con una forzata calma, forse più iniqua della collera.