Allora Marianna cominciò a persuaderai che il caso era più serio di quel che avesse creduto.
—Ci vuole un medico… Presto un medico… Giacchè tu vali quanto un ceppo… va almeno in cerca d'un dottore… Ma fa presto!… Spicciati!… Santa Madonna!… E sta lì grullo come se si trattasse di un passerotto e non di suo padre.
Emilio non disse nulla: girò sui tacchi, andò a finire di vestirsi, e uscì con tutta calma. Prima ch'egli fosse di ritorno era passata un'ora, che parve un secolo alla Marianna, e in cui l'infermo, sempre più assopito, cessò a poco a poco di gemicolare rantolando solamente in molto penosa maniera.
Il medico sopraggiunto non potè che ripetere quanto già Emilio aveva detto: che non v'era nulla da far più e soggiunse che a momenti l'infermo sarebbe entrato in agonìa. La Marianna si mise a strillare disperatamente, cacciandosi le mani nei capelli.
Il medico si volse ad Emilio.
—Qualche ora fa si sarebbe dovuto liberargli il ventricolo con un buon vomitivo. Forse avrebbe ancora potuto riaversi.
Emilio chinò gli occhî.
—Sì, certo, disse tranquillamente, è quello che penso ancor io… Ma quando fui chiamato era già troppo tardi.
Tutte le grida e la disperazione della Marianna non valsero a trattenere un minuto di più in questo mondo lo spirito di Lorenzo Lograve: e sul far del giorno, in quel letto, dove avevano coricato l'ebbro giuocatore, non c'era più che un cadavere.
Una sola persona ne accompagnò la bara al cimitero: la vecchia
Marianna.