—E vi ci tiene in panciolle, interruppe Emilio ridendo.

—Eh! non ci si sta male certo… Ma ci si stava meglio quando il signor padrone era scapolo.

—Ah sì?

—Poco da fare… parecchie mancie per commissioni delicate… che ora non si fanno più.

—Ah! briccone! sclamò Emilio con un sorriso incoraggiatore, approvatore. E poi, unendosi anche la famiglia della signora, il lavoro è cresciuto di certo.

—Oh! non mi lamento: i padroni son tutti buoni… Madama è un angelo, severa in certe cose, anche rigorosa, ma un angelo!… Suo padre, povero vecchio, che cosa ne può se la sua malattia ci ha dato tanto da fare? Il signor Cesare è una perla… Oh! eccolo appunto.

Cesare entrava; il servo riprese con zelo la sua finzione di spolveramento. Scambiate appena alcune parole con Emilio, il fratello di Matilde, come soleva, offrì dei sigari e aprì la cassetta. Il domestico raddoppiò di ardore nell'agitare lo strofinaccio.

—Ah, ah! sclamò Cesare che si accorse della sparizione dei migliori sigari. Qui c'è stato un leva ejus… Battista, sapresti darmene notizia?

Il domestico voltò verso il padrone una faccia stupidamente franca e sicura.

—Notizie di che? disse.