— Ah sì! — proruppe Alfredo che ebbe il cuore invaso di subito da una gran gioia e da vaga, quasi inconscia, ma ineffabile speranza. — Qui alla mattina... a quest’ora... Oh! io ci sarò sempre.

— Piano, piano: — disse la baronessa con un freddo sorriso: — non mi corra per le poste. Ella può esserci quanto vuole, ma io non le do lusinga nessuna di venire...

— Come? — gemette il giovane mortificato.

— Può capitare che, come stamattina, mi salti qualche giorno il ghiribizzo di respirare un po’ d’aria pura qui sopra.

— L’aspetterò, l’aspetterò ogni giorno, signora baronessa, e s’ella penserà che venendo può far tanto bene a un infelice...

— Io non penserò nulla: — interruppe freddamente la donna. — E ora mi lasci perchè io torni alla mia carrozza.

— Ancora una grazia! — supplicò Alfredo: — mi dica il suo nome, perchè io possa invocarla col mio pensiero sempre rivolto a lei.

La baronessa parve esitare un momento.

— Zoe: — diss’ella poscia, e s’allontanò seguita dal domestico.

V.