Il duca stette un momento lì, come sbalordito; guardava la donna coi suoi occhi di vetro che parevan diventati più grossi, teneva la bocca aperta come in un mezzo sbadiglio. Poi a un tratto diede una scrollata del capo e delle spalle, trinciò l’aria con un colpo dello scudiscio e ruppe in un’alta risata.
— Corpo di Dio!... Sei la gran buffona!... Quasi quasi ti pigliavo sul serio... Dopo la Lucrezia Romana, vuoi farmi la Maddalena convertita... Sì, la è una cosa che può far ridere, che può divertire, ma per poco, te ne avverto, sopratutto con un uomo del mio carattere e della mia sorte.
Ma la donna non cambiò modi nè accento; anzi, appoggiandosi con una mano alla spalliera d’una seggiola vicina, come se le forze fossero per mancarle, con un abbandono pieno di dolore, con una voce piena di melanconia, di umiltà, di rassegnato tormento, riprese:
— V. A. ha ragione a parlarmi così. Io che credo avere il diritto... che ho il diritto — aggiunse incalzando con forza — di mostrarmi severa e superba verso tutti: io devo pure curvare il capo alle parole oltraggiose e al contegno ancor più oltraggioso di V. A. verso di me...
— Oh come? — interruppe il duca preso da nuovo e non minore stupore. — Tu hai tanto di fegato?...
Ma ella, continuando con crescente calore, non lo lasciò dire.
— Sì, Altezza; qui siamo soli e non è mancanza di rispetto se io le parlo con tutta franchezza. Che le pare Ella possa, quantunque principe, introdursi quasi colla violenza in casa d’una donna a un’ora di notte?...
— Ma corpo del diavolo!
— Le pare che questa donna possa tollerare che un uomo, fosse pure il più potente sovrano del mondo, le parli, agisca con lei, e ancora in presenza d’un suo cagnotto, come farebbe con una donna perduta?...
— Oh ma corpo di Dio e del diavolo!...