Il principe si morse le labbra.

— Mala femmina che tu sei! — gridò. — Non sai che io posso far gettare abbasso quell’uscio... far arrestare quello sciocco tuo drudo che là si nasconde?... Anviti, fa venire i due uomini....

— Altezza! — interruppe con ardimento e con forza la donna: — Io scriverò a Vienna...

— Scrivi anche all’inferno! — scoppiò il duca, invaso affatto da una cieca collera. — Che cosa mi importa di Vienna e de’ tuoi protettori e del tuo stupido principe?... Qui sono padrone, giuro al cielo! e voglio esserlo... E posso far cacciare in fortezza quei ganimede che nascondi, e te, se mi talenta, e cacciarti fuori de’ miei Stati come una prostituta...

La donna, fattasi calma, strette le braccia al seno, pallida, ma sicura, il capo eretto, l’occhio fiammeggiante, lo interruppe con fredda risoluzione:

— Faccia se le pare, Altezza...

Il principe, irritato anche dalla provocazione di quella bellezza che negandoglisi lo inuzzoliva sempre più, sdegnato di riconoscere impotente la sua autorità a cui era avvezzo vedere tutti curvarsi vilmente, perdette il lume della ragione, si slanciò collo scudiscio levato sulla donna e la percosse sulla spalla.

Un grido, un urlo d’indignazione uscì dalle labbra di Zoe; il duca indietreggiò come respinto da un colpo nel petto, ma la sua collera non era ancora abbastanza sfogata; col medesimo frustino si pose bestialmente a flagellare i mobili, gettando a terra porcellane, cristalli, candelabri, gingilli, candele, orologio, bestemmiando come un carrettiere, ruggendo come una belva. Quando fu stanco, lanciò uno sguardo sulla donna: essa stava sempre ritta innanzi all’uscio, più pallida di prima, pallida come una morta, con una riga rossa sulla spalla alla radice del collo, cogli occhi che parevano due carboni accesi; il duca non sostenne quello sguardo; buttò via lo scudiscio, e, senza aggiungere una parola alla Zoe, prese pel braccio Anviti che stava lì interito e dettogli bruscamente: «Andiamo!» partì di buon passo traendolo via con sè.

All’uscio dell’antisala comparve la faccia sgomentata della governante accorsa al rumore. Al vedere tanta strage, essa congiunse le mani in atto disperato e aprì la bocca per mandare un’esclamazione; ma la Zoe in un balzo le fu allato.

— Zitto! — le disse a voce bassa ma con forza: — tu ritirati nella tua camera e non lasciarti vedere nè sentire. Va.