— Ah! io non ho udito tutto, nè bene: — proruppe Alfredo: — nè quello che ho udito, ho potuto comprendere affatto, tanto era il tumulto dell’anima mia; ma ho sofferto, Zoe, ho sofferto immensamente al vedere che tu, quell’uomo.... per quanto principe egli sia.... non lo cacciavi di casa tua, come un lacchè, credevi non avere il diritto di farlo... Quel duca! — aggiunse con una profonda, fremente amarezza: — provavo già per lui una istintiva ripugnanza.... ora l’odio quanto lo disprezzo...
Gli occhi della donna mandarono uno spruzzo più vivo che mai di quella loro speciale luce feroce. Li coprì colle mani, con finto atto di pudore, per nasconderne il terribile balenìo ad Alfredo.
— Il mio passato! — esclamò. — Era da anni il mio rimorso; e, dacchè ti ho conosciuto, il mio tormento. Prima d’incontrarti, credevo averlo già espiato; la coscienza mi veniva rassicurando che avevo cancellata una colpa, la quale, solo in minima parte, era mia... Ma quando ti incontrai, quando vidi sorgere in te l’amore per me, quando mi sentii assalire, avvolgere, affascinare dalle divine ebbrezze del sapermi amata da te.... oh allora riprovai tutto il travaglio, rimaledissi tutta la crudeltà della mia sorte... Avrei voluto poterti recare tutto il candore verginale dell’innocenza, darti tutte le primizie dell’affetto... Era per ciò che mi fingevo superba, che ti respingevo, che mi sforzavo ad apparirti indifferente, io che t’amava... che t’ho subito amato, che mi sarei gettata nelle tue braccia senza indugio, gridandoti: Sei il mio signore, sei tutta la mia vita, sei l’anima mia!... T’amo! T’amo! T’amo!
E congiungendo l’atto alle parole, si abbandonò sul giovane, lo strinse con violenza, lo sbalordì con una tempesta di baci quasi furibondi.
In Alfredo ogni rabbia, ogni sospetto, ogni considerazione svanì sotto l’irruenza di una sensualità sfrenata: abbracciò anch’egli la donna delirante e corrispose agli ardori di lei; ma di colpo essa si svincolò, respinse il giovane, sorse in piedi, quasi fuggì alla distanza di alcuni passi, e tendendo una mano innanzi come ad arrestare e contenere lui che stava per raggiungerla, disse:
— Alfredo! In nome dell’amore che mi avete posto, più ancora in nome di quello eccelso, nobile, santo che mi avete ispirato, che sento in me come una nuova nobilitazione di tutta me stessa, vi prego di voler udire prima di tutto la storia di quel mio passato, che fino ad ora posi tanto impegno a nascondervi, che mi pareva una insopportabile vergogna che voi conosceste, ma che adesso, dopo quanto avete visto e udito di quel tristissimo principe, ci tengo, anelo, ho necessità di farvi tutto, tutto noto.
Camporolle fece un gesto come per protestare; ma ella non lo lasciò neppure aprir bocca.
— Oh vi prego... ve ne scongiuro... Abbiate pazienza... e pietà.
Allora egli, vinto, commosso, le si accostò, le prese una mano, per quella trasse a sè la donna che pareva agitata da una inesprimibile emozione, e la baciò fraternamente sulle chiome.
— Se tu lo vuoi, parla, parla; e mi parrà un maggiormente acquistarti il dividere i tuoi dolori, il penetrare nelle argoscie della tua anima.