Zoe sorse di scatto, mandando una penosa esclamazione che pareva un urlo soffocato.

— Voi non potete neppure immaginare fin dove si spinga la scelleraggine di codesta gente cui la bassezza della natura umana onora e riverisce!... No, tu non lo crederai neppure... Mentre io mi sacrificava così dolorosamente... egli... era già spento!

— Come?

— Per sottrarsi alle torture della carcere.... egli si era avvelenato.

E la si lasciò cadere sul sofà, rompendo in un pianto di angoscia disperata.

Alfredo stette un momento a guardarla; poi le si sedette accanto, l’avviluppò colle sue braccia e la baciò sul collo.

— Hai molto sofferto! — le disse dolcemente.

— Fu tutto un dolore la mia vita... Odi ancora quel poco che mi rimane a dirti perchè tu mi conosca affatto... Fuggii l’Italia... fui a Vienna, dove il principe K., alleato della mia famiglia, mi accolse, mi protesse, coprì il mio primitivo nome e il mio passato col nome di baronessa di Muldorff... Un’eredità mi restituì la ricchezza; questa e la mia dolorosa pratica del mondo mi diedero l’indipendenza... Ora comprenderai perchè respingessi tutti gli uomini, comprenderai la forza dell’amor mio per te, se ha potuto farmi obbliare il giuramento che m’ero fatto di non più ascoltare una parola d’amore.

L’ombra d’un indefinito sospetto attraversò l’anima candida del giovane Alfredo.

— Una cosa non comprendo, — disse egli, — ed è il perchè tu sia venuta qui ora, fra le branche di quel mostro...