— Ah perchè? — sussurrò con voce fremente la donna: — sono venuta per vendicarmi...
— Come?
— Il come te lo dirò forse un giorno... se continuerai ad amarmi.
Egli la strinse di nuovo e con più passione fra le braccia.
Invece del romanzo ch’essa gli aveva narrato, la verità era che la Zoe aveva voluto per mezzo di Carlo di Borbone, figliuolo dell’allora duca di Lucca, far salvo dall’estremo supplizio Gian-Luigi Quercia, un famoso assassino che era vissuto nella società elegante torinese, e che era di lei amante: che il duca non aveva voluto darle retta, e che, per non salire sul patibolo, quel malfattore s’era ucciso con veleno che la Zoe medesima gli aveva recato mercè l’aiuto del Pancrazi, allora impiegato di Polizia in Piemonte.
Ma la maliarda si sciolse dall’amplesso di Alfredo.
— Lasciami, — disse risolutamente, — va... La notte è presso al suo termine... Sono stanca, affranta... ho bisogno di riposo e di pensare su quello che è accaduto, tu pure su quanto hai udito...
Per quante preghiere facesse il giovane, essa fu inesorabile. Ben sapeva l’accorta che quei desideri da lei eccitati con tanta arte, insoddisfatti, avrebbero acquistata una violenza di tanto maggiore, e di questa ella abbisognava pe’ suoi fini.
Appena partito il giovane, ella scrisse poche parole sopra un bigliettino: «Far sapere al duca che l’uomo nascosto in casa mia questa notte era il conte Alfredo Corina di Camporolle:» e per mezzo di Michele lo fece pervenire quella stessa mattina nelle mani del direttore di Polizia.