— Ma Lei, conte, non si sente bene questa mattina, — disse con premura. — Mi faccia la grazia; cominci per andare a letto a riposarsi...

Alfredo lo interruppe con superbo disdegno:

— Non avete intese le mie parole?

— Sì, signor conte... Io le darò ogni spiegazione che può desiderare... Vedrà! Non ha punto da inquietarsi. Ma intanto quello che preme di più è che Lei si metta a letto, si riposi, si curi...

— Avete in pensiero di fermarvi un poco a Parma? — domandò il giovane, coll’intenzione di mostrare affatto che non badava alle parole di quell’uomo.

— No: — rispose Matteo. — I miei affari non mi lasciano fare assenze lunghe... a meno che Lei abbia bisogno dell’opera mia... Allora disponga pure del mio tempo e di tutto me stesso... Già sono venuto qui apposta per Lei...

— Sì? — interruppe più sprezzante che mai il conte di Camporolle. — Credevo invece che foste venuto pel conte di Valneve.

— Anche per lui, è vero... Ma quello non è che un accessorio... Avevo determinato già di venire presso di Lei, perchè ho bisogno di parlarle... quando la famiglia Sangrè mi fece sapere occorrerle un messo fidato e intelligente da spedire qui al conte Ernesto.

— E avete accettato d’essere voi codesto messo fidato e intelligente?

Matteo finse non avvertire o non avvertì l’ironia con cui erano dette queste parole e rispose seriamente: