— Mi comandi e vedrà! — gridò con forza il giovane. — Io non sono come tutti gli altri, io non amo come tutti gli altri uomini; io mi sento capace di tutto.

La donna lo guardò ben bene per un momento, poi levò dal manicotto la sua piccola mano inguantata e la posò sul braccio del conte.

— Ah! se fosse davvero!...

Quella mano che s’era posta sul braccio d’Alfredo, lentamente, ma fortemente così che di tanto vigore non l’avreste creduta capace, strinse e premette; parve quasi al giovane che una corrente infuocata, da quella piccola destra, passasse nelle sue vene traverso la pelle del guanto ond’era coperta, traverso i panni onde il braccio di lui era vestito.

— Ebbene? Se fosse!... — esclamò egli. — Io le dico, le protesto, le giuro che è così... Mi metta alla prova.

La baronessa ritirò la mano e la nascose di nuovo nel manicotto; avvolse il giovane da capo a piedi in uno di quei suoi sguardi che erano tutta una fiamma, che investivano come un colpo di fulmine, gli fece un sorriso amoroso e serio insieme, promettente e pur quasi minaccioso, e mormorò colle labbra sanguigne che fremevano:

— Forse!... Chi sa!...

Alfredo avrebbe voluto spiegazioni maggiori, proposte definite, assumersi subito qualunque più grave impegno; ma essa lo interruppe.

— Basta di ciò... Non parliamone altro; non è il caso di parlarne... Se avvenisse anche il caso ch’io dovessi chiedere a un uomo un servizio di vita o di morte, come vuole che mi venisse in pensiero di rivolgermi a lei che non conosco nemmeno?

— Ma lei conosce tutto di me; ma io le ho aperta proprio l’anima mia; ma domandi tutto ciò che le occorre sapere...