— Ah! siete troppo curioso.

— E non tornerà più qui? — domandò Matteo con accento in cui si travedeva una lieta speranza.

— Ci tornerò sicuro, appena finito l’affare per cui accompagno Valneve.

— Ah! gli è per un affare del conte Ernesto che partono!... Che sì che l’indovino.

— Sareste bravo!

— Gli è per battersi con quell’ufficiale austriaco col quale è cominciata fin da Milano la nemicizia...

— Oh come siete bene informato!

— È la famiglia che sa tutto, che vuol impedire codesto duello, che mi ha mandato apposta.

— Troppo tardi: — si lasciò scappare Alfredo.

— Ah dunque gli è proprio per codesto che loro partono: — esclamò Matteo. — Partono per battersi fuori di Parma, fuori del ducato; e Lei, conte Alfredo, accompagna il conte Sangrè per servirgli da testimonio?... Ma no; questo non può essere, non sarà. Il conte Ernesto non ha da battersi. Ho promesso a suo padre che l’avrei impedito ad ogni costo.... E Lei poi... Lei, conte Alfredo, non deve esporsi in nessun modo... Si può correre qualche pericolo, e io non voglio, non devo lasciare...