— No, no, — rispose l’Arpione, — non sono venuto per codesto... Ti dirò anzi schiettamente che quella Carlotta io non la conosco neppure di vista e non voglio tampoco vederla, e non me ne importa un bel niente. Sono venuto per tutt’altro; come sono ben altre le ragioni che m’hanno fatto pregarti e mi fanno ora ripetere la preghiera di non lasciare scoprire in nessun modo a nessuno le nostre relazioni di parentela. Un giorno forse te le dirò; non son ragioni che possano menomamente offendere te e i tuoi: sono determinate da certi miei progetti, da scopi che proseguo... In ogni modo mi fa piacere di averti visto e in buona salute. Ora vattene tu pei fatti tuoi, e io vado pei miei. Addio.

Entrò nel portene, ma il Carra gli tenne dietro.

— I miei fatti, — disse, — mi obbligano appunto a venir qui dove entrate anche voi.

— Davvero!

Il portinaio che vide entrare questi due a un’ora sì mattutina, andò loro incontro e domandò chi cercassero.

— Il conte di Valneve: — rispose sollecito Matteo.

— E anch’io: — aggiunse Pietro stupito non poco.

— Sanno il numero del quartiere? — domandò il portinaio.

I due risposero affermativamente.

— Vadano pure: — continuò il custode. — Il conte m’ha detto appunto che sarebbero venuti in due a cercarlo di buon’ora.