Matteo si ritrasse in fretta al fondo della camera.
— Signor conte!...
— Non aver paura... Oggi non sarebbe più che una magra soddisfazione.... Ma come avvenne che mio padre ha pensato di dare a voi un incarico qualunque per me, come mi dice il suo bigliettino che mi avete consegnato ieri sera?
— È stato per intermezzo del mio vecchio amico Tommaso.
— Ah sì, quel buon uomo. È a lui stesso che andiamo debitori della bella fortuna che voi abbiate posto il piede in casa nostra!
— Signor conte, io ho sempre cercato di servire fedelmente e con zelo la sua famiglia.
— Alto là! Non cantatemi di queste arie che mi fareste uscir dai gangheri... Or dunque che cosa c’è entrato quello scimunito di Tommaso colla missione datavi da mio padre per me?
— Il signor conte padre aveva ricevuto dal marchese Respetti una narrazione particolareggiata di quanto è successo a Milano fra Lei e quell’ufficiale austriaco, e per conclusione la notizia che ambedue loro erano partiti per Parma dietro alla ballerina, cagione della contesa...
— Quel benedetto cugino è un grande imprudente. Agisce sempre colle migliori intenzioni del mondo, ma la indovina di rado. In questo modo egli s’è creduto forse d’impedire dei guai, e non è riuscito che a dare a mio padre e a mia madre un nuovo dispiacere che loro si poteva forse risparmiare.
— Il dispiacere sarebbe stato maggiore quando avessero appreso che un duello aveva avuto luogo...