— Come?
— Quello d’essere pagato del vostro credito usuraio verso di me, no; perchè v’assicuro che non ho nemmeno il principio della somma...
— Troveremo qualche aggiustamento: — susurrò a mezza voce Matteo.
— Quello d’impedire il duello neppure.
— Che dice? La preghiera di suo padre?...
— Arriva troppo tardi. Ieri essa avrebbe potuto trattenermi... forse! Ma oggi, dopo la sfida corsa, non c’è cosa nè sulla terra nè in cielo che valga a farmi dare indietro. E conosco troppo mio padre per essere certo, che anch’egli, sapendo come stanno le cose, invece di volermene impedire, sarebbe il primo a dirmi: «Va e fa il tuo dovere di ufficiale e di gentiluomo.»
— Ma pensi alle triste conseguenze che può avere quello scontro; suo padre ama di certo tutti i suoi figli, ma per Lei, che è il primogenito, ha una vera predilezione; sul capo di Lei ha posto maggiori e più vicine speranze; e se Ella gli fosse tolta così crudelmente...
Ernesto si passò un momento la mano sugli occhi.
— Povero padre! — esclamò commosso. — Soffrirebbe certo e di molto... Ma egli soffrirebbe pure se un suo figlio commettesse il menomo atto di viltà... — Cambiò tono di nuovo, e con maggiore asprezza soggiunse: — Insomma, ogni vostra parola è inutile, compar Matteo, e siccome io non ho altro tempo da perdere, così vi dico di lasciarmi in libertà.
— Ma, signor conte, Lei che è pure tanto buono e generoso, pensi un poco anche a me, ai miei interessi...