— No certo: — rispose con calore il Camporolle: — ma in tal caso, che Dio tenga lontano, tu avresti pur bisogno che intorno a te rimanesse...
— Ci resterò io, — disse vivamente il Carra, interrompendo; — e assicuro loro che metterò tutto il più affettuoso e devoto zelo...
— Non ne dubito: — interruppe a sua volta il conte Ernesto: — e ci avevo appunto contato su. Tu, Alfredo, ai miei buoni genitori sapresti dare la novella nel modo migliore e li accompagneresti nel loro viaggio a venirmi a raggiungere, poichè sono certo che s’affretterebbero a recarsi ambedue presso di me; e tu avresti per loro tutte le cure figliali...
— Oh sì! — esclamò Alfredo.
— Ci ho bene un fratello, Enrico, ma è un giovanetto di diciassette anni; è d’altronde sensibilissimo, cagionevole di salute: poverino! Non basterebbe al doloroso còmpito; non potrebbe essere da tanto... Se poi la disgrazia che mi toccasse fosse ancora peggiore: se ci lasciassi addirittura la pelle...
I due testimoni mandarono un’esclamazione di protesta.
— Eh! — continuò Ernesto: — non è un’impossibilità, e quindi ho pensato anche a questo. Tu Alfredo avrai la bontà di recare a mio padre e a mia madre le lettere che ho scritte per loro e che tengo qui nel mio portafogli... Eccole qui.
Aprì il suo portafogli e le mostrò; a quel posto c’era pure un ritratto d’uomo attempato.
— Oh giusto, — aggiunse il Sangré; — ho qui i ritratti di tutta la mia famiglia; li porto sempre meco, perchè quantunque in realtà io stia assai poco insieme coi miei, voglio pure un gran bene a tutti e mi pare davvero che mi mancherebbe qualche cosa se ogni giorno non me li potessi contemplare almanco in effigie. Tu, Alfredo, comincierai così a fare la conoscenza delle loro fisonomie. Eccoti per primo mio padre, il conte Ernesto... (da un bel po’ di tempo, nella nostra famiglia tutti i primogeniti si chiamano Ernesto)... il conte Ernesto Sangré di Valneve, presidente di Corte d’appello in ritiro.
Era una nobile figura di vecchio: fronte alta, calva, aperta, occhio franco e imponente, bocca severa, aspetto dignitoso, un po’ fiero, ma pure nell’espressione generale un’aura di bontà e un sentore di squisita cortesia.